| AMBIENTE - ENERGIA |
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LE ENERGIE RINNOVABILI a cura di Fulvio Di Dio (spec. Diritto e Gestione dell'Ambiente) Se sole, vento e biomasse non sostituiranno, entro il 2010, una quota di petrolio, carbone e metano, e non si metterà un freno all'uso assurdo ed irrazionale che facciamo dell'energia, l'Italia non sarà in grado di rispettare gli impegni sottoscritti a Kyoto sulla riduzione dei gas serra, e di conseguenza darà il suo generoso contributo alle conseguenze devastanti del cambiamento del clima. L'Italia si era impegnata a ridurre del 6,5% entro il 2010 le emissioni del 1990 e una delibera del Cipe del 1998 (poi rimasta lettera morta) individuava i settori su cui era necessario intervenire per rispettare gli impegni presi. Risultato: le nostre emissioni, anziché diminuire, sono cresciute nel frattempo del 6% (rispetto al 1990). Diversamente, anche se in modo ancora insufficiente, si sono mossi molti paesi europei, a partire da quello più potente, la Germania, ma anche la Svizzera, l'Austria, la Danimarca, la Grecia e la Spagna. Si pensi solo allo sfruttamento del vento, che dai 3500 MW del '94 è passato oggi a 14.000 MW, con 5000 nella sola Germania. Noi occupiamo invece uno degli ultimi posti su quasi tutte le energie rinnovabili, oltre ad essere uno dei popoli più spreconi di energia. Nel solare termico, con i nostri 0,003 mq/abitante, a fronte dello 0,9 di Cipro, 0,2 della Grecia e Israele, ma anche dello 0,1 dell'Austria, occupiamo il ventunesimo posto nel mondo. Le poche imprese italiane operanti nel settore eolico si limitano ormai ad offrire sul mercato nazionale tecnologie importate della Danimarca e dalla Germania, che in pochi anni hanno conquistato l'egemonia mondiale del settore. In tutto il mondo, il mercato del solare fotovoltaico (FV) cresce del 25-30% l'anno. Solo in Italia, negli ultimi sei anni, la domanda di questa tecnologia è scesa drammaticamente a meno di un terzo del livello precedente. Con i costi (attuali e, presumibilmente, futuri) del greggio l'eolico è ampiamente competitivo, mentre il solare termico lo è addirittura anche con prezzi più bassi. Se tarderà ulteriormente la decisione di incamminarsi lungo la via del sole, del vento e della biomassa, oltre a non proteggere il clima e l'ambiente, sarà mancata anche un'occasione di sviluppo e di occupazione. Infatti, chi ha puntato su queste tecnologie conferma che le fonti rinnovabili hanno creato lavoro (25.000 addetti all'eolico in Germania), ma soprattutto hanno dato impulso a molti settori industriali che vanno dall'industria metalmeccanica ed elettronica alla costruzione di macchine, motori, apparecchiature, fino ai materiali di costruzione. La stessa agricoltura ed il settore forestale, se chiamati a fornire le materia prima per l'utilizzo energetico della biomassa e per la produzione di biocombustibili, vivranno una forte ripresa, con ricadute sull'occupazione oltreché sulla manutenzione del territorio e conseguente riduzione del rischio di frane, alluvioni ed incendi boschivi. Per fare realmente decollare il settore delle rinnovabili anche nel nostro paese sarebbe necessario introdurre scelte fiscali come quelle adottate negli anni '80 dalla Grecia, quando lanciò la sua industria solare attraverso la totale defiscalizzazione degli impianti solari per l'acqua calda. Inoltre andrebbero adottati meccanismi di incentivazione come quello tedesco, che prevede l'obbligo, per chi gestisce la rete elettrica, di acquistare l'elettricità prodotta con le rinnovabili e di remunerarla con una tariffa minima garantita secondo il tipo di fonte (la nuova legge tedesca è entrata in vigore nell'aprile 2000). Infine il mancato decollo delle fonti rinnovabili ci farà perdere anche un'occasione politica: quella di una maggiore democrazia. Le tecnologie del sole, del vento e della biomassa non si prestano allo sfruttamento monopolistico e non riescono a coagulare un sufficiente interesse da parte dei grandi poteri economici. Ciononostante è indubbio che ci avviamo verso la decentralizzazione: le nuove tecnologie che si affacciano sul mercato internazionale (Usa, Gran Bretagna, Germania, Scandinavia) appartengono tutte alla scala 'micro' ed alla categoria della cosiddetta 'generazione decentralizzata'. I micro-cogeneratori e trigeneratori della nuova generazione (basati su microturbine o celle a combustibile) soddisfano tutte le esigenze energetiche di un albergo, ospedale, oppure di un condominio, dall'elettricità al riscaldamento, dall'acqua calda fino al freddo della climatizzazione estiva (in questo senso le fonti rinnovabili consentono a chiunque di diventare "autoproduttore"). L'altro pezzo di una nuova politica energetica, forse quello che può dare risultati di riduzione delle emissioni più rapidi e consistenti, è quello del risparmio e dell'uso razionale dell'energia. Poco meno della metà dell'energia consumata in Italia è riconducibile al settore civile e circa un terzo è determinato dal fabbisogno di riscaldamento invernale e raffreddamento estivo. I consumi energetici delle nostre case sono tra i più alti al mondo (la media è di 120 Kwh per mq contro i 30-45 di Austria, Germania, Danimarca). Almeno diciotto milioni di edifici hanno consumi energetici tali da presentare la necessità urgente di dover intervenire sia sulle strutture murarie sia sugli impianti. L'architettura bioclimatica e le tecnologie del solare passivo (bioedilizia) offrono oggi soluzioni in grado di assicurare impatto zero o quasi zero ad un edificio, con risparmi del 30% ed oltre di energia. Il problema non è di natura tecnica o economica (risparmiare energia è più conveniente che produrne di nuova, se solo si pensi alla legge dell'entropia), bensì organizzativo, culturale e di normativa. Per fare decollare il risparmio energetico potrebbe essere opportuno introdurre un sistema tariffario, come c'è in molti paesi europei, che obblighi le compagnie fornitrici di elettricità o gas a offrire ai cittadini anche il servizio su come questa energia va usata, quali sono le macchine da casa o le lampadine o i sistemi organizzativi energeticamente più efficienti. Tariffe dunque che non affidino i guadagni delle aziende solo alla quantità di Kwh venduti, ma anche al servizio dato al cittadino per risparmiarli. |