| AMBIENTE - AREE PROTETTE |
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I PARCHI NAZIONALI a cura della Dott.ssa Alessia Viscione Tra le varie azioni a tutela dell'ambiente, la più efficace è sicuramente quella realizzata attraverso le aree naturali protette, di cui i Parchi nazionali fanno parte dopo l'inquadramento sistematico effettuato dalla legge quadro sulle aree protette n. 394/1991. Prima della normativa del 1991 i Parchi nazionali c.d. storici erano stati istituiti in maniera episodica in assenza di un disegno programmatico, nell'arco di tempo che va dal 1922 al 1935, con l'eccezione del parco nazionale della Calabria, istituito nel 1968. La tutela apprestata dai parchi storici si è rivelata negli anni poco efficace, proprio in virtù della mancanza di un disegno sistematico unitario: mancanza di coordinamento; separazione dell'amministrazione del parco dalle collettività locali, esponenziali queste ultime di interessi territoriali configgenti con quelli protezionistici; mancanza di poteri di pianificazione e di autorizzazione; questi i limiti all'azione di tutela dei parchi, in parte superati con l'emanazione della legge quadro. Con la nuova disciplina contenuta nella legge n. 394/1991 si modifica, inoltre, il rapporto tra tecnica e amministrazione: ora la prassi prevalente colloca di regola gli organi tecnico-scientifici in posizione di ausilio (funzioni consultive, di proposta, di raccolta e di elaborazione di informazioni, etc.) rispetto agli organi dotati di potere discrezionale in senso proprio (le autorità amministrative). Da ciò deriva sia un elemento di forza, come la possibilità di coordinare strutturalmente una molteplicità di enti pubblici e le relative competenze, ma anche un eventuale elemento di debolezza, rappresentato dal rischio di una paralisi amministrativa, in parte scongiurato dalla previsione di poteri sostitutivi. La normativa del 1991 trasforma il Parco nazionale in un ente giuridico autonomo, dotato di una specifica struttura organizzativa e di determinate potestà amministrative; l'organizzazione dell'ente parco assume quindi la finalità di unificare nello stesso ambito molteplici competenze (statali, regionali, locali) incidenti sull'area protetta, divenendo così un'ipotesi di soluzione al problema dei "grandi spazi". L'ente parco, infatti, costituisce uno strumento di governo dei grandi spazi: nel territorio devono infatti convivere interessi nazionali e locali, ambientali naturalistici e paesaggistici, scientifici, produttivi, pubblici e privati, in una gerarchia che vede comunque al primo posto l'interesse ambientale (c.d. tutela integrale). L'ente parco è sottoposto alla vigilanza del Ministro dell'ambiente (art.9, l. 394/1991), ed ha sede legale ed amministrativa proprio all'interno del territorio del parco: viene così assicurato lo stretto legame tra gli organi di gestione del parco e la popolazione interessata, in modo da evitare che quest'ultima possa considerare come corpo estraneo la struttura organizzativa dell'ente di gestione. Il procedimento istitutivo del Parco è articolato secondo un meccanismo programmatorio che prevede la predisposizione della Carta della natura e l'adozione delle linee fondamentali del territorio; il primo è uno strumento che individua lo stato dell'ambiente in Italia, evidenziando i valori naturali ed i profili di vulnerabilità territoriale, permette di stabilire le effettive interazioni tra il livello di tutela locale, di quella nazionale e internazionale, e di andare oltre la valenza locale della protezione, connettendo i parchi tra loro in termini ecologici e funzionali. Il d.lgs. 112/1998 ha inoltre soppresso il programma triennale per le aree naturali protette, che doveva specificare i territori oggetto del sistema delle aree naturali protette delimitandone i confini, e indicare il termine per l'istituzione di nuove aree o per l'ampliamento e la modifica di quelle già esistenti, individuando la delimitazione di massima delle aree stesse, (si deve ritenere che queste funzioni siano in parte riassorbite nella Carta della natura). Gli organi dell'Ente parco sono individuati dall'art. 9 e sono costituiti:
A distanza di dieci anni dall'emanazione della legge quadro è possibile stilare un bilancio di quella che è attualmente la situazione delle aree protette, ed in particolare dei Parchi nazionali. L'Italia è balzata ai primi posti in Europa per la quantità percentuale di superficie nazionale protetta, e gli obiettivi raggiunti hanno contribuito ad una buona tutela, e in alcuni casi anche ad un miglioramento della nostra biodiversità. Oggi le aree naturali protette del nostro paese sono rappresentate da 21 Parchi nazionali, 143 riserve naturali dello Stato, 18 riserve marine statali, 114 parchi naturali regionali, 252 riserve naturali regionali e 128 altre aree protette. In realtà la legge del 1991 avrebbe bisogno di essere snellita al fine di eliminare la troppa burocrazia che rende più difficoltosa, oltre che la tutela, la gestione della tutela (la legge mira infatti non solo a finalità conservative ma anche ad un inserimento di attività ecocompatibili all'interno del parco, per un maggior coinvolgimento anche delle popolazioni locali). Anche il principio della leale collaborazione tra i vari livelli istituzionali titolari insieme delle aree protette, essenziale per una efficace gestione delle stesse, non è stato attuato, o meglio, ha dato luogo ad una "intesa" formale, generando ulteriori problemi (si pensi ad esempio al fenomeno dei residui passivi dei parchi nazionali: forse un risultato del mancato coordinamento?) Un'ultima annotazione va fatta riguardo al mancato raggiungimento degli obiettivi rappresentati da strumenti come la Carta della natura, basilare per le linee fondamentali di assetto del territorio, al fine di una ottimale organizzazione nell'uso delle risorse del territorio italiano. Parchi nazionali attualmente presenti in Italia (dati del Ministero dell'ambiente) Parchi storici:
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