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ANATOCISMO

L’ANATOCISMO
a cura dell’Avv. Valerio Papi


Che cos’è e come ottenerne il rimborso

Come è noto in qualsiasi genere di finanziamento - sia esso per esempio un mutuo o un leasing o un prestito personale - sulla somma prestata (detta capitale) vengono addebitati degli interessi che vengono pagati unitamente alla restituzione del capitale.
L’anatocismo (o capitalizzazione degli interessi) consiste nella somma degli interessi con il capitale che a sua volta si accresce e sul quale vengono poi conteggiati nuovi interessi. In altre parole l’anatocismo può essere definito come l’applicazione degli interessi sugli interessi.
Normalmente le banche sono solite applicare l’anatocismo nei rapporti di apertura di credito in conto corrente (cosiddetto fido bancario, nel quale appunto la banca mette a disposizione del correntista una certa somma sul conto corrente, che deve essere periodicamente ripristinata) e sui conti correnti che presentino passività (ossia in scoperto o in rosso) mediante l’addebito sul capitale di tutti gli interessi passivi maturati trimestralmente: ciò significa che nei conti correnti passivi le banche sommano al capitale gli interessi maturati quattro volte l’anno, aumentando così a dismisura la passività del conto corrente.
Non è difficile immaginare che grazie a questa pratica il debito dei correntisti aumenti in maniera esponenziale nei confronti dell’istituto bancario. Per fare un esempio pratico supponiamo che un correntista nell’arco del decennio 1993 - 2003 abbia uno scoperto medio sul conto corrente di € 10.000,00 ed il tasso di interesse passivo medio sia del 10% annuo. Con la capitalizzazione trimestrale gli interessi nel decennio ammonteranno ad € 16.868,57 mentre senza capitalizzazione essi ammonteranno ad € 10.005,48. L’esempio non pretende di aver alcun valore scientifico ma è utile per comprendere quali siano le reali proporzioni tra le due metodologie di calcolo degli interessi.

L’anatocismo era considerato, fino a poco tempo fa, del tutto lecito, nonostante l’art. 1283 del codice civile preveda dei limiti ben precisi per la sua applicazione: "In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi".
Ciò vuol dire, in sostanza, che l’inserzione di una clausola che preveda l’anatocismo in un rapporto di conto corrente bancario può essere considerata lecita solamente se l’anatocismo sia considerato, da sempre, come una usanza pacificamente accettata sia dai clienti che dalle banche (cosiddetto uso normativo).
Di recente la Cassazione, cambiando orientamento, con le sentenze 16/03/1999 n. 2374, 30/03/1999 n. 3096 e 11/11/1999 n. 12507, invece ha stabilito che l’anatocismo non è un uso accettato e considerato come lecito dai clienti che lo ritengono invece come una vessazione delle banche, un male minore da subire per poter aprire un conto corrente.
In altre parole significa che oggi gli interessi sugli interessi, comunemente applicati da tutte le banche nei contratti di conto corrente passivi, sono da considerare del tutto illeciti e quindi debbono essere integralmente restituiti ai correntisti dall’inizio del rapporto di conto corrente.
Sono ormai numerosi i provvedimenti di tutti i Tribunali d’Italia che, sulla scia delle sentenze della Cassazione - che sino ad oggi ha sempre confermato il rivoluzionario indirizzo antibancario - hanno imposto la restituzione degli interessi anatocistici ai correntisti.
È importante segnalare che di recente il CODACONS, in virtù della sua qualifica di associazione rappresentativa degli interessi di tutti i consumatori, ha ottenuto un’importantissima sentenza nei confronti dell’Istituto San Paolo di Torino, con la quale il Tribunale di Torino ha dichiarato illegittimo il rifiuto della banca alla restituzione a tutti correntisti delle somme indebitamente trattenute derivanti dall’applicazione dell’anatocismo. Tale sentenza potrà essere dunque essere utilizzata come "piattaforma" per impostare la Vostra personale azione legale nei confronti dell’Istituto San Paolo.

Se siete intenzionati quindi ad ottenere la restituzione delle somme indebitamente trattenute dalla Vs. banca (qualunque essa sia) occorre al più presto scriverle una lettera con cui si chiede la restituzione dell’anatocismo - ciò al fine di interrompere i termini di prescrizione (cosa estremamente importante se il conto corrente è stato chiuso) - e successivamente rivolgersi ad un legale per intentare un’azione, poiché la nostra esperienza è che le banche, se non per ordine dei giudici, non hanno finora mai restituito nulla.
A questo proposito, se non avete un legale di fiducia o se lo stesso non si occupa di diritto bancario, potrete rivolgervi al CODACONS che vi metterà in contatto con uno dei suoi consulenti specializzati in questa materia.


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