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POSTE

POSTE, TRUFFA DEI DIPENDENTI INFEDELI



Un gruppo si appropriava illecitamente di ingenti somme di denaro di ignari correntisti di Poste Italiane. L'esposto dell'Associazione a tutela degli utenti del servizio postale


Un ammanco di oltre un milione e mezzo di euro sui conti di decine di correntisti delle Poste: a scoprirlo è stata la Polizia postale di Roma Capitale, che ha denunciato 14 persone (tra cui dipendenti di Poste italiane) e ricostruito la lunga serie di truffe ai danni degli ignari correntisti, portate a termine grazie a ripetuti furti di identità. Sembrerebbe addirittura che sia stata truffate anche una associazione di medici per oltre mezzo milione di euro.

La indagini sarebbero scattate a seguito di una serie di segnalazioni da parte di correntisti che si erano rivolti alla Polizia per denunciare la sparizione di ingenti somme di denaro dai propri conti.

Una vicenda assurda, e ancora tutta da chiarire, su cui l'Associazione ha scelto di fare luce: un dipendente delle Poste illecitamente era entrato nell’archivio informatico di poste per rubare i dati sui depositi delle vittime colpite, mentre un complice del dipendente, in possesso di un falso documento di identità del correntista, operava sul conto emettendo una serie di assegni per acquisti inesistenti.

Una storia inquietante che ha portato l'Associazione a depositare, presso la Procura della Repubblica, l'esposto riportato di seguito, a tutela dei correntisti e in generale degli utenti del servizio postale.


COORDINAMENTO DI ASSOCIAZIONI PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DEI DIRITTI DI UTENTI E CONSUMATORI

_______________________________________________________________

Sede legale ROMA viale G.Mazzini 73 Tel. 06.3725809 Fax 06.3701709 cap 00195 e.mail: info@codacons.it

www.codacons.it

Promotore Di Casper

Comitato Contro Le Speculazioni Ed Il Risparmio


PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO

IL TRIBUNALE DI ROMA



ESPOSTO DENUNCIA e CONTESTUALE NOMINA DI PARTE OFFESA

PREMESSO CHE

- il CODACONS è un’Associazione senza fini di lucro e per Statuto persegue la tutela “con ogni mezzo legittimo, ed in particolare con il ricorso allo strumento giudiziario, dei diritti e degli interessi di consumatori ed utenti, …nei confronti dei soggetti pubblici e privati produttori e/o erogatori di beni e servizi…L’Associazione, inoltre, tutela i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, nei confronti di qualsiasi soggetto, promovendo azioni giudiziarie o intervenendo in giudizi civili e penali, attraverso la costituzione di parte civile per il risarcimento del danno derivante dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità perseguite dall’Associazione, ivi compreso il danno ambientale” (art. 2 Statuto CODACONS).

-Il CODACONS è Associazione italiana di consumatori iscritta nell’elenco delle Associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale ex art. 137 del D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 – Codice del consumo.

Art. 2: “L’associazione - anche in adempimento dei principi fissati dall'art. 101 del TFUE - persegue il prioritario fine di tutelare i consumatori finali dai pregiudizi derivati da decisioni, accordi o pratiche concordate ovvero da qualsivoglia tipo di attività illecita posti in essere da soggetti pubblici o privati e volti a falsare la concorrenza in materia di fornitura di beni o servizi nonché turbare aste pubbliche o ostacolare organi pubblici di vigilanza su banche e intermediari finanziari, che abbiano come destinatari - direttamente o indirettamente - i cittadini, i consumatori e le piccole imprese.”

Procede alla costituzione di parte civile nei processi penali per reati ivi compresi a titolo esemplificativo quelli afferenti a condotte lesive che ledono interessi dei consumatori degli utenti e dei risparmiatori che hanno investito nei mercati finanziari, sia individualmente che collettivamente

Promuove iniziative di informazione per la tutela degli utenti dei servizi finanziari, bancari o assicurativi.”

Vigila “sulla corretta gestione del territorio da parte della Pubblica Amministrazione in materia di pubblici servizi, ivi compresi il credito”.

-Il CODACONS in virtù dei propri fini statutari e delle attività svolte a difesa dell'ambiente è associazione di protezione ambientale riconosciuta, con D.M. n.109/SCOC/95 del 17.10.95, ai sensi della legge 8 luglio 1986 n. 349 istitutiva del Ministero dell'ambiente, nonché ai sensi del d. lgs. 152/06

- Il CODACONS è, altresì, Associazione con riconosciute finalità di Ente – para-pubblistico, così come riconosciuto da ultimo dal Consiglio di Stato (si v. Cons. di Stato Ad. Plen. N. 1 del 2007).

- Al CODACONS è affidata la tutela degli “interessi collettivi dei consumatori”, e il compito di agire a tutela “dell’interesse generale e comune ad un’intera categoria di utenti o consumatori”. (CORTE DI CASSAZIONE, N. 17351/2011).

- È pertanto sempre individuabile una lesione del diritto di personalità dell'associazione ogni volta che essa abbia indicato nel proprio statuto un tale interesse quale ragione stessa della propria esistenza, tanto da potersi avere quella immedesimazione fra sodalizio ed interesse perseguito e quindi la nascita di un danno morale idoneo a legittimare appunto la sua partecipazione al giudizio penale.

CONSIDERATO

-- Il proposito di realizzare le proprie attività e finalità statutarie (tra queste le condotte lesive che ledono interessi dei consumatori degli utenti e dei risparmiatori ), porta la scrivente associazione ad agire, in tale ambito, nell’unica finalità di tutelare i diritti irrinunciabili per tutti i cittadini.

La scrivente Associazione si trova a denunciare alla procura adita una situazione assai grave che, qualora fosse riscontrato il contenuto di quanto riportato dai mezzi di comunicazione, stampa e web, ben potrebbe configurare responsabilità penalmente rilevanti;

- Si è appreso dal Corriere della Sera del 15 luglio u.s. di una “MAXI TRUFFA ALLE POSTE – FUTI DI IDENTITA’ PER SVUOTARE I CONTI” (doc. n. 2).

Sarebbe stato scoperto un ammanco di oltre un milione e mezzo di euro sui conti di decine di correntisti delle Poste. A scoprire tali malfatti è stata la Polizia postale di Roma Capitale. Gli indagati sarebbero 14 e tra di loro ci sarebbe anche una direttrice di un ufficio romano che avrebbe impartito ai suoi impiegati l’ordine di pagare a vista assegni anche se non intestati al soggetto che si presentava allo sportello. Sarebbero state simulate transazioni economiche commerciali.

Sembrerebbe addirittura che sia stata truffate anche una associazione di medici per oltre mezzo milione di euro.

La indagini sarebbero scattate a seguito di una serie di segnalazioni da parte di correntisti che si erano rivolti alla Polizia per denunciare la sparizione di ingenti somme di denaro dai propri conti.

Ancora. Un dipendente delle Poste illecitamente era entrato nell’archivio informatico di poste per rubare i dati sui depositi delle vittime colpite. Un complice del dipendente, poi, in possesso di un falso documento di identità del correntista, operava sul conto emettendo una serie di assegni per acquisti inesistenti. Titoli di credito che, poi, sarebbe stati incassati nell’ufficio della Direttrice.

I soldi così ottenuti sarebbero finiti su una PostePay, intestate a presta nomi.

RILEVATO

Il Decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2001, n. 144, disciplina, in attuazione della delega contenuta nell'art. 40 della legge 23.12.1998, n. 448, i servizi di tipo bancario e finanziario e le attività accessorie esercitabili da Poste Italiane S.p.a., che costituiscono le attività di bancoposta.

In particolare, tali attività comprendono: la raccolta del risparmio tra il pubblico sotto ogni forma; la prestazione di servizi di pagamento, l’emissione di moneta elettronica e di altri mezzi di pagamento; l'intermediazione in cambi; la promozione e il collocamento di finanziamenti concessi da banche e altri intermediari finanziari abilitati; la prestazione di alcuni servizi di investimento e accessori.

Il D.P.R. 144/2001 esclude esplicitamente che Poste Italiane S.p.a. possa esercitare l'attività di finanziamento. Le disposizioni legislative equiparano Poste alle banche sotto il profilo dei controlli, stabilendo che le suddette attività siano esercitabili nel rispetto delle disposizioni del Testo Unico bancario e del Testo Unico della finanza che regolano l'esercizio delle stesse attività da parte di banche, SIM e altri intermediari vigilati, salva l’adozione di disposizioni specifiche da parte delle autorità competenti.

Per l'esercizio delle attività di bancoposta, Poste Italiane S.p.a. è tenuta a istituire un sistema di separazione patrimoniale, organizzativa e contabile. Il patrimonio destinato all’attività di bancoposta, separato dal patrimonio generale di Poste Italiane S.p.a., costituisce un compendio di beni e rapporti su cui i creditori particolari del Bancoposta hanno diritto di rivalersi in via esclusiva ed è, pertanto, il parametro di applicazione degli istituti prudenziali riferiti all’attività di bancoposta.

L’assetto organizzativo e di governo societario del Bancoposta si ispira al principio dell’autonomia organizzativa, gestionale e del sistema dei controlli.

Bancoposta svolge l’attività attraverso la rete degli sportelli postali e può svolgere attività fuori sede, insediare succursali all’estero e prestare servizi all’estero senza stabilimento di succursali, in conformità della legge e nel rispetto delle presenti disposizioni dettate a fini di sana e prudente gestione e di contenimento dei rischi dell’intermediario.

Le attività finanziarie svolte da bancoposta sono: a) raccolta del risparmio tra il pubblico, come definita dall'art. 11, comma 1, TUB, e attività connesse e strumentali; b) raccolta del risparmio postale; c) prestazione di servizi di pagamento, compresa l’emissione di mezzi di pagamento di cui all’articolo 1, comma 2, lettera f) numeri 4) e 5) TUB, e di moneta elettronica di cui all’art. 1, comma 2, lett. h-ter) TUB; d) servizio di intermediazione in cambi; e) promozione e collocamento presso il pubblico di finanziamenti concessi da banche e intermediari finanziari abilitati; f) servizi e attività di investimento e accessori previsti, rispettivamente, dall'art. 1, comma 5, lett. b) c), c-bis), e) ed f) e dall'art. 1, comma 6, lett. a), b), d), e), f) e g), del TUF (1) (2), nonché le attività connesse e strumentali ai servizi di investimento.

Le vigenti disposizioni di vigilanza per il Bancoposta, contenute nella Circolare della Banca d’Italia n. 229 del 1999 “Istruzioni di Vigilanza per le banche” (Titolo VII, Capitolo 4), disciplinano l’operatività dell’intermediario e i rapporti con l’Organo di vigilanza per alcuni profili rilevanti a fini di sana e prudente gestione, fra cui in particolare le operazioni di maggiore importanza per l’assetto organizzativo e la situazione tecnica (comunicazioni degli assetti proprietari, modifiche statutarie, controlli interni) e per l’esercizio dei poteri di vigilanza informativa e ispettiva nonché per gli aspetti sanzionatori e di enforcement delle misure di vigilanza.

L’art. 2, commi da 17-octies a 17-duodecies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, ha imposto la costituzione di un patrimonio destinato esclusivamente all’esercizio dell’attività di bancoposta. Il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha poi perfezionato il quadro normativo del bancoposta, emendando il D.P.R. n. 144/2001 allo scopo, fra l’altro, di allineare il regime di vigilanza del bancoposta alle modifiche intervenute nel tempo nell’ordinamento bancario e finanziario (con particolare riferimento al TUB e al TUF). Il D.L. n. 179/2012 ha inoltre introdotto novità rilevanti in tema di attività esercitabili nel campo dei servizi di pagamento e della moneta elettronica, operatività all’estero con e senza stabilimento di succursali, promozione e collocamento di prodotti bancari fuori sede.

Sulla base del quadro normativo così definito, le disposizioni contenute nello schema accluso dettano una compiuta disciplina prudenziale sotto tutti gli aspetti rilevanti per le finalità di vigilanza, ivi compresi gli istituti di adeguatezza patrimoniale e contenimento dei rischi.


Le disposizioni definiscono un regime di vigilanza prudenziale basato su quello delle banche, in linea con il disposto dell’art. 2, commi da 3 a 5, del D.P.R. n. 144/2001, secondo cui Poste, nell’esercizio delle attività di bancoposta, è soggetta alle disposizioni, ivi analiticamente individuate, del Testo Unico bancario e del Testo Unico della finanza che regolano l'esercizio delle stesse attività da parte di banche, SIM e altri intermediari vigilati; il D.P.R., inoltre, equipara Poste alle banche sotto il profilo dei controlli, applicando a essa le disposizioni attuative del TUB e del TUF, salva l’adozione di disposizioni specifiche da parte delle autorità competenti. Nel dettare un regime di vigilanza analogo a quello delle banche, si è peraltro tenuto conto delle peculiarità organizzative e operative dell’intermediario. In primo luogo, rileva la circostanza che le attività di bancoposta comprendono un insieme eterogeneo di attività, alcune delle quali tipiche delle banche e di altri intermediari (raccolta del risparmio fra il pubblico, servizi di pagamento, emissione di moneta elettronica, servizi di investimento), altre svolte in regime di esclusiva (es. distribuzione dei prodotti di raccolta postale emessi da Cassa depositi e prestiti).

Il D.P.R. n. 144/2001 vieta a Poste la concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico; le disponibilità rivenienti dalla raccolta presso clientela privata devono essere obbligatoriamente investite in titoli di Stato dell’area euro e, per una quota non superiore al 5 per cento dei fondi, in altri titoli assistiti dalla garanzia dello Stato italiano. Tale assetto operativo determina un profilo di rischio per certi versi diverso da quello delle banche. In secondo luogo, Bancoposta è un patrimonio destinato istituito all’interno della società Poste Italiane, giuridicamente separato dal patrimonio generale di Poste e, in caso di insolvenza, riservato al prioritario soddisfacimento dei diritti dei creditori del bancoposta. In stretta connessione con tale assetto, sul piano organizzativo il Bancoposta è caratterizzato dalla mancanza di organi aziendali propri e distinti da quelli di Poste Italiane. L’assetto di governo societario è influenzato, inoltre, dalla normativa speciale sulle società partecipate dallo Stato.

**********


- da quanto si apprende, appunto, dalle notizie di stampa, sembrerebbe sia stata creata una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a commettere vari reati a danno degli ignari consumatori che si sono visti svuotare i propri conti postali. Non solo il reato previsto ex art. 640 c.p., ma anche quello previsto dall’art. 615 ter, quater, 476 e ss.

- Non si può non considerare inoltre che il sistema di protezione dei dati personali, dei numeri dei conti, dei soggetti abilitati ad operare sugli stessi, dell’intero sistema di vigilanza, sembrerebbe non aver minimamente funzionato.

- in buona sostanza, appare palese come il danno subito oggi di correntisti di Poste Italiane derivi sia da condotte illecite ma anche dall’omessa attenta vigilanza degli organi preposti, che si sono concretizzate in una TRUFFA A DANNO DEI RISPARMIATORI,

L'art 5 del D.lgs 1998 n. 58 sancisce che: "la vigilanza sulle attività disciplinate dalla presente parte ha per scopo la trasparenza e la correttezza dei comportamenti e la sana e prudente gestione dei soggetti abilitati, avendo riguardo alla tutela degli investitori e alla stabilità, alla competitività e al buon funzionamento del sistema finanziario". E’ evidente pertanto, che gli organismi di Vigilanza e controllo, oltre al buon andamento e alla stabilità del mercato finanziario, hanno il dovere di vigilare affinché siano tutelati i risparmiatori e gli utenti dei servizi bancari/postali, non solo come finalità secondaria ma bensì come principale obiettivo della propria attività.

- la normativa T.U.B. in tema di trasparenza, di correttezza informativa ed i buona fede contrattuale e pre-contrattuale è incentrata sulla tutela del risparmio così come costituzionalmente garantita, e mira a rendere il consumatore-utente dei servizi bancari/postali e finanziari edotto in merito alle proprie scelte finanziarie nell’ambito di un sistema di mercato generale tutelato dalla vigilanza degli organismi a ciò predisposti.

Ancora. La Suprema Corte, con sentenza 24/07/2015 n° 32666, nell'esaminare il ricorso si riporta alla sua precedente giurisprudenza, dove chiarisce che ai fini della configurabilità del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico (art. 615 ter cod. pen.), nel caso di soggetto munito di regolare password, è necessario accertare il superamento, su un piano oggettivo, dei limiti e, pertanto, la violazione delle prescrizioni relative all'accesso ed al trattenimento nel sistema informatico, contenute in disposizioni organizzative impartite dal titolare dello stesso, indipendentemente dalle finalità soggettivamente perseguite (Sez. 5, n. 15054 del 22/02/2012)”.

L’art. 2, commi da 17-octies a 17-duodecies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, ha imposto la costituzione di un patrimonio destinato esclusivamente all’esercizio dell’attività di bancoposta su cui i creditori particolari del Bancoposta hanno diritto di rivalersi in via esclusiva.

Tanto ciò premesso, considerato

Si chiede

All’ Ill.ma Autorità adita di voler compiete tutte le indagini necessarie la fine di accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili eventuali comportamenti di organi pubblici e/o istituzionali e/o soggetti privati che configurino gli estremi dei reati di truffa ex art. 640 c.p. che afferma la responsabilità di “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”, art. 615 tre e quater c.p., nonché art. 476 c.p. e ss., 494 c.p. e di altri reati di cui se ne ravvisino gli estremi, e, in caso affermativo, di voler esperire nei confronti di chi sarà ritenuto responsabile, l’azione penale per tutti quei reati che Le S.V. riterrà ravvisabili.

IN RELAZIONE A DETTI FATTI IL CODACONS DICHIARA LA PROPRIA QUALITÀ DI PARTE OFFESA, riservandosi la facoltà di promuovere, nelle forme e con le modalità prescritte dalla legge, la costituzione di parte civile nel procedimento penale che eventualmente dovesse essere instaurato in conseguenza del presente atto, al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi in conseguenza del denunciato comportamento criminoso.


Chiede, infine, di essere informati dell'eventuale richiesta di archiviazione ex art. 408, comma 2, c.p.p., nonché ex art. 17, comma 3, del D.Lgs. 28 agosto 2000 n. 274.


Con Osservanza

Roma, 25 luglio 2016






CODACONS è associazione di consumatori inscritta nell’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale ex art.137 del D.Lgs n. 206/05 (Codice del Consumo) con decreto del Ministero dell’Industria 15 maggio 2000 e, come tale, componente del CNCU - Consiglio Nazionale dei Consumatori ed Utenti e legittimata ad agire a tutela degli interessi collettivi in base alla speciale procedura ex artt. 139 e 140 dello stesso decreto.

E’ altresì O.N.L.U.S. - Organizzazione non lucrativa di utilità sociale ex d.Lgs.460/97, Associazione di Volontariato riconosciuta – ex lege 266/91ed Associazione di Protezione ambientale riconosciuta - l.349/86


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