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giovedì, 1 gennaio 1970

BANCA ETRURIA, UN ANNO DOPO GIUSTIZIA NON È (ANCORA) FATTA: VERSO IL PROCESSO I VERTICI DELL'ISTITUTO

Il reato ipotizzato è truffa aggravata: i clienti sarebbero stati ingannati, convinti ad acquistare obbligazioni subordinate, prodotti finanziari riservati esclusivamente a "clienti istituzionali". L'Associazione raccoglie la manifestazione d'interesse dei risparmiatori coinvolti: in caso di procedimento, sarebbe possibile chiedere i danni ai responsabili



I FATTI. Stavolta, a dirlo, è la Procura di Arezzo. Non c'è più spazio per i giri di parole: la vendita delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria a clienti inconsapevoli del rischio ebbe dei mandanti e degli esecutori. Come anche delle vittime: i clienti dell'istituto furono ingannati, convinti ad acquistare obbligazioni subordinate nonostante si trattasse di un “prodotto” destinato esclusivamente ai “clienti istituzionali”.

La nota diffusa dalla Procura la scorsa primavera, d'altronde, è chiarissima: "gli investimenti in subordinate, su proposta dei responsabili d’area e degli uffici territoriali, sono stati prospettati a vari risparmiatori come investimento sicuro e analogo a quelli in obbligazioni ordinarie e titoli di Stato. Talvolta, il cliente è stato addirittura spinto a effettuare il disinvestimento di operazioni a capitale garantito per favorire l’acquisto delle obbligazioni subordinate, che gli era stato proposto come una promozione della banca rivolta ai propri clienti migliori, ma che doveva essere sottoscritto in tempi brevissimi".

LE INDAGINI. È stato il suicidio di Luigino D’Angelo a far scattare le indagini sui rapporti tra Banca Etruria e i clienti: nella lettera d'addio il pensionato di Civitavecchia che si è tolto la vita nel novembre scorso, 5 giorni dopo il decreto «salva-banche» del governo, puntava il dito proprio contro i vertici dell'istituto (“Denuncia il direttore e gli addetti ai titoli per comportamento scorretto, anzi, direi criminale…”). Gli inquirenti, oggi, hanno un quadro chiaro e - secondo quanto riportano fonti di stampa - i giochi sono ormai fatti: il decreto di fine indagine è stato notificato, a breve la Procura dovrebbe chiedere il rinvio a giudizio di trenta direttori di filiale per truffa aggravata, e poi procedere allo stesso modo contro i funzionari di vertice dell’Istituto di credito che nel 2013 - quando la situazione patrimoniale era già critica - inviarono disposizioni affinché si cercasse di coinvolgere il maggior numero possibile di investitori anche tra chi “non ha un profilo finanziario adeguato”, come testimoniano le circolari rintracciate dalla Guardia di Finanza.

L'INIZIATIVA CODACONS. L'interessamento dell'Associazione, che ha tutelato fin dai primi giorni obbligazionisti e risparmiatori dell'istituto, è doveroso.

In caso di avvio di un procedimento da parte della Procura, come sembra preannunciare la chiusura delle indagini, per i risparmiatori coinvolti si aprirebbe la possibilità di costituirsi parte civile e avanzare una richiesta di risarcimento danni nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili. Il Codacons, in questa fase, raccoglie quindi la manifestazione d'interesse di tutti gli azionisti: cliccando qui puoi inviare la tua pre-adesione all'iniziativa dell'Associazione. In questo modo, sarai puntualmente aggiornato riguardo sviluppi ulteriori della vicenda ed eventuali iniziative legali.





Sezioni: Codacons in azione
Aree: CLASSACTION
Parole chiave: truffa aggravata, obbligazioni subordinate, risparmiatori, obbligazioni, Banca Etruria, prodotti finanziari