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CLASSACTION - Rassegna Stampa
giovedì, 7 luglio 2016
Kataweb news

giovedì, 7 luglio 2016

Più snella ed efficiente, ma la nuova class action è ferma al Senato da un anno





La svolta annunciata per la class action in salsa italiana stenta ad arrivare. Il disegno di legge che ne dovrebbe segnare il rilancio e ne dovrebbe cambiare il volto, rendendola finalmente un' arma efficace nelle mani dei consumatori, è fermo da oltre un anno in Senato in attesa dell' approvazione definitiva dopo il sì della Camera arrivato nel giugno del 2015. La denuncia delle associazioni. Uno stallo che non va giù alle associazioni dei consumatori che in questi giorni hanno denunciato il ritardo del Parlamento auspicando una rapida approvazione della riforma. Così si legge nel comunicato congiunto diramato da 12 associazioni (Adoc, Adusbef, Asso-Consum, CTCU, Cittadinanzattiva, Codacons, Federazione Confconsumatori-ACP, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione nazionale consumatori), secondo le quali "la riforma della class action è urgente e improcrastinabile". In campo il Movimento 5 Stelle. Al comunicato delle associazioni dei consumatori ha fatto eco una conferenza stampa in cui i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno chiesto al presidente del Senato Pietro Grasso di avviare al più presto la discussione sul provvedimento che porta la loro firma e di farlo uscire dalle sabbie mobili in cui è finito. Solo due azioni a buon fine. Del resto sul fatto che la class action made in Italy abbia bisogno di una revisione non ci sono molti dubbi. Sono i numeri a testimoniare che l' istituto così come ideato dal legislatore italiano non funziona: in 6 anni e mezzo (è entrata in vigore nel gennaio 2010) a fronte di decine di azioni collettive incardinate, solo un paio sono andate a buon fine. Tra l' altro con scarsi risultati: in un caso, i ricorrenti non hanno avuto un euro di risarcimento (a causa del fallimento del tour operator incriminato), e in un altro, quello recente di Altroconsumo contro Intesa-San Paolo , la maggior parte dei ricorrenti è stata esclusa dal risarcimento per il mancato rispetto di un cavillo burocratico legato all' atto di adesione all' azione collettiva. I limiti. È stato proprio questo, fino ad ora, uno dei maggiori limiti all' efficacia dell' azione di classe nel nostro Paese: l' estrema farraginosità del meccanismo per aderirvi e i tanti paletti che ne limitano il raggio di azione. Spiega a Consumi Roberto Tascini , presidente Adoc: "La legge di riforma interviene proprio in questo senso: da un lato semplificando le procedure, dall' altro riducendo i costi e i rischi per chi vuole adire un' azione di classe. Attualmente, per esempio, le spese per la pubblicità, obbligatoria, dell' azione legale sui principali mezzi di informazione gravano interamente sui ricorrenti. In più, nel caso in cui un giudice non riconosca l' ammissibilità della causa, l' associazione che l' ha avviata rischia di essere condannata per lite temeraria e quindi obbligata a pagare le spese e i danni. Insomma due fardelli pesanti che hanno scoraggiato finora il ricorso alla class action". Esteso il raggio di azione. Oltre ad alleggerire le spese, tra le novità fondamentali della riforma c' è quella di far uscire la class action dallo stretto ambito del Codice del Consumo (articolo 140 bis) per inserirla con un titolo ad hoc nel Codice Civile. "In questo modo se ne amplia il raggio di azione anche agli illeciti extracontrattuali. In pratica adesso si può utilizzare solo in presenza di una qualche forma di contratto tra impresa e cittadino, solo cioè quando quest' ultimo è consumatore e utente. Se la riforma verrà approvata si potranno prevedere cause collettive anche a tutela del diritto alla salute o alla privacy. O, come avviene ed è avvenuto negli Stati Uniti, nei casi di inquinamento ambientale". Il miraggio dei risarcimenti. Infine, il capitolo dolente dei risarcimenti: "Oggi anche quando il Tribunale dopo tre gradi di giudizio dà ragione ai ricorrenti il risarcimento non è automatico, ma i singoli partecipanti in forza della sentenza a loro favorevole dovranno intentare individualmente una causa civile per richiedere il risarcimento. Con la riforma invece scatterà automaticamente alla fine del giudizio", conclude Tascini. "Insomma se non è l' optimum e siamo ancora lontani dal modello statunitense, la riforma è senz' altro migliorativa e più favorevole ai cittadini. Per questo va approvata il prima possibile".
barbara liverzani
 



Sezioni: Rassegna Stampa
Aree: CLASSACTION
Parole chiave: class action
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