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domenica, 9 marzo 2014
Corriere di Bologna

domenica, 9 marzo 2014

Uniland, scontro fra i giudici: nuovo sequestro da 200 milioni





Ennesimo ribaltone nell' infinita vicenda del maxisequestro da 265 milioni di euro nel processo ai responsabili di Uniland, il gruppo immobiliare-finanziario nato dal nulla e arrivato a quotarsi in borsa prima dell' inchiesta che lo decapitò nel 2011 e del fallimento dichiarato il 1° luglio 2013. Ai vertici c' era Alberto Mezzini, il «banchiere della terra», erede di un' impresa edile di Monghidoro, trader con solidi agganci nelle banche come nel mondo cooperativo bolognese, che avrebbe operato attraverso un sistema collaudato di false perizie e bluff clamorosi come la millantata acquisizione della colossale eredità Borghese a Roma, ai danni dei piccoli azionisti di Uniland e di quelli di Ber Banca che finanziava Uniland. Uno dei maggiori scandali finanziari degli ultimi anni sotto le Due Torri. Il tribunale del Riesame a metà febbraio ha dato ragione alla pm Antonella Scandellari e annullato il dissequestro dei beni, disposto il 20 dicembre dal presidente dei giudici per le indagini preliminari, Maurizio Millo. Un successivo provvedimento della gip Rita Chierici, che conduce l' udienza preliminare, estende il sequesto ai conti oggi nella disponibilità dei curatori fallimentari di Uniland Spa e della controllata House Building Spa, la cassaforte immobiliare del gruppo. I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria stanno eseguendo il sequestro delle varie attività finanziarie e degli immobili, sparsi in mezza Italia, ma è chiaro che non troveranno tutto perché l' attivo sarà stato in parte utilizzato, legittimamente, dalle curatele. Difficilmente arriveranno al valore di 190 milioni sequestrato un anno fa quando il provvedimento, disposto e poi annullato dal riesame, fu ripristinato una prima volta dopo che la Cassazione aveva accolto il ricorso della Procura. La quale insiste sul sequestro ai fini dell' eventuale, successiva confisca, in questi casi obbligatoria dopo l' accertamento dei reati. Sembra anche emergere un aperto contrasto all' interno dell' ufficio gip del Tribunale. Il presidente Millo a ridosso di Natale, in assenza della giudice Chierici che non si era ancora insediata, aveva ordinato il dissequestro, accogliendo le istanze presentate dai curatori fallimentari «a tutela dei creditori in buona fede», ma la giudice titolare del processo si è appena espressa per l' estensione del sequestro chiesta dalla Procura. I creditori privilegiati, i più interessati al dissequestro, erano e sono in particolare le banche, tra cui Carisbo e Banca Imola, verso le quali il gruppo Uniland è esposto per circa 80 milioni di euro, non certo gli azionisti che si ritengono truffati (alcuni dei quali sono parte civile con il Codacons), né i fornitori (verso i quali i debiti ammontano a circa 15 milioni). Uniland tentò di evitare il fallimento con una richiesta di concordato preventivo rivelatasi insufficiente. In tribunale arrivarono anche garanzie bancarie false, disconosciute cioè dall' istituto di credito a cui erano intestate. Gli imputati che rischiano il rinvio a giudizio, oltre a Mezzini, sono l' ex ad di House Building Maurizio Zuffa, l' ex investor relator e l' ex direttore di Ber Banca Claudio Morsenchio e Paolo Lelli, il fondatore della Coop Reno Paolo Bedeschi. In tutto sedici persone rispondono a vario titolo di insider trading, truffa aggravata, manipolazione del mercato, ostacolo alla vigilanza Consob e formazione fittizia di capitale, reati in parte assorbiti della bancarotta fraudolenta contestata dalla pm dopo il fallimento. Alessandro Mantovani RIPRODUZIONE RISERVATA.



Sezioni: Rassegna Stampa
Aree: CRACK FINANZIARI, BANCA
Parole chiave: Uniland, Alberto Mezzini, Ber Banca , azionisti , parte civile
Testate: Corriere di Bologna