ECONOMIA E FINANZA

4 settembre 2001, testo trascritto dal Telegiornale della TV svizzera

Il Credit Suisse è nuovamente sotto accusa per le sue attività all'estero. In Italia negli scorsi giorni sono emerse in particolare due vicende che gettano ombre sull'istituto bancario elvetico e il suo modo di gestire soprattutto la clientela privata. Non è la prima volta che il gigante bancario incappa in brutte vicende. Vicende che rischiano di intaccare la sua immagine internazionale.

L'imprenditore romano Mimmo Sieni non è uomo da farsi spaventare dal nome e dalla potenza del Credit Suisse.
Dopo aver affidato al CS-Italia il suo ricco patrimonio, nel 1994 si accorge di una serie di vistose anomalie nella gestione dei suoi conti che gli procura importanti perdite. Dapprima impugna la faccenda davanti alla Consob, il garante nazionale per la tutela delle società e della borsa, che gli da ragione. In seguito, viene chiamato in causa anche il ministero del tesoro, ultima istanza in casi del genere. Recentemente la sentenza. Il CS è stato condannato a pagare i danni per 9 milioni di lire.

Per dare particolare visibilità alla condanna inflitta alla banca, sabato scorso, il Sieni ha fatto pubblicare - a sue spese - la sentenza su alcuni giornali nazionali. Sulla vicenda, la direzione del Credit Suisse a Zurigo non prende posizione. Afferma comunque che si tratta di un caso ormai chiuso.
Contemporaneamente però sempre, la Consob ha aperto un'inchiesta ai danni di G.G. un promotore finanziario romano che lavora per CS-Italia.
Il promotore, avrebbe dirottato 2,5 milioni di franchi appartenenti alla Codacons (un'associazione in difesa dei consumatori) su alcuni conti privati. E questo senza le necessarie verifiche.
La direzione della banca a Zurigo da noi interpellata si difende: i titolari dei conti risultavano dirigenti della Codacons. Ma l'associazione non ci sta.
Afferma invece che se il CS avesse fatto le debite verifiche si sarebbe accorto che le persone in questione erano da tempo uscite dall'associazione e non potevano più valere alcun diritto. La Codacons vuole chiarimenti e pretende dalla banca la restituzione del denaro sottratto.

Una faccenda, anche se ancora tutta da verificare, che rischia però di influire negativamente sull'immagine della grande banca svizzera.
Bruciano ancora le recenti misure prese dalle autorità bancarie nipponiche e britanniche che avevano sanzionato il gigante bancario per operazioni finanziarie e borsistiche giudicate tutt'altro che corrette. In Italia poi, già nel 1995, alla CS-Elvigest, una società del gruppo bancario zurighese, era stata tolta la licenza per operare in borsa. La Elvigest era stata in seguito messa sotto amministrazione controllata.