IL RESOCONTO della Giornata mondiale
contro il tabacco 2002.
IV Convegno nazionale tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale
di Carla Faralli
Servizio per le Attività Editoriali, ISS
"Il Convegno del mese" - Notiziario dell'ISS 2002 -
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Il 31 maggio, giornata mondiale dedicata alla lotta contro
il tabacco, ha visto l'Istituto Superiore di Sanità
impegnato nell'organizzazione del IV Convegno nazionale sul tabagismo
a cui hanno partecipato esperti appartenenti a vari enti e istituzioni
che si occupano di lotta contro il fumo. Quest'anno la giornata è
stata dedicata allo sport con lo slogan "Tobacco Free Sports".
I mondiali di calcio 2002, infatti, sono all'insegna della lotta al tabagismo.
Il presidente dell'Istituto, Enrico Garaci, oltre a portare il proprio
benvenuto ai partecipanti al Convegno, ha aperto i lavori ponendo l'attenzione
sul fatto che l'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'Istituto, organo
ufficiale informativo e formativo in materia di tabagismo, alcolismo e
dipendenza da droghe, ha recentemente pubblicato le Linee
guida cliniche per promuovere la cessazione dell'abitudine al fumo.
Obiettivo di queste linee guida è quello di fornire uno strumento,
utile soprattutto per i medici di medicina generale, per promuovere la
cessazione dell'abitudine al fumo nella popolazione italiana, in accordo
con quanto dichiarato nel Piano Sanitario Nazionale 2002-04, che ha inserito
la lotta al tabagismo tra i principali obiettivi volti a promuovere comportamenti
e stili di vita che mirino a tutelare la salute del cittadino.
Ogni anno in Italia vanno "in fumo" 120 000 sigarette, eppure
un'indagine condotta dalla Doxa ha messo in evidenza che rispetto all'anno
scorso nel nostro Paese i fumatori sono diminuiti del 3%. Una percentuale
troppo alta secondo gli esperti, soprattutto considerando un periodo di
tempo così breve. Le cifre non tornano neppure prendendo in esame
i consumi, che secondo le stime, sempre per il 2001, dovrebbero oscillare
tra le 110 000 e le 120 000 tonnellate. L'unica spiegazione plausibile
a questi dati apparentemente contrastanti è riconducibile al fatto
che i fumatori italiani sono "bugiardi", cioè negano
di aver mai fumato e i forti fumatori diminuiscono considerevolmente il
numero di sigarette consumate in un giorno. Questo atteggiamento dimostra
chiaramente che nella popolazione l'abitudine al fumo sta sempre più
acquisendo connotati negativi e quindi il fumatore, quando viene interpellato
sui propri stili di vita, rinnega il suo essere fumatore e/o forte fumatore.
È inoltre emerso chiaramente che tra i 12 milioni di fumatori tutt'oggi
"attivi" in Italia, una percentuale sempre più alta sta
cercando di smettere di fumare. L'età media in cui si smette di
fumare è proporzionale al grado d'istruzione: un maggior livello
culturale porta il fumatore a smettere intorno ai 40 anni, mentre chi
ha un titolo di studio inferiore smette intorno ai 50 anni.
Il livello d'istruzione ha un ruolo fondamentale anche nell'indurre le
future mamme a smettere di fumare durante la gestazione. Sono infatti
molto più numerose le donne laureate e diplomate che durante la
gravidanza smettono di fumare rispetto a quelle meno istruite. La percentuale
delle donne che durante la gravidanza smette di fumare è il 63%
(il 30% diminuisce il numero di sigarette consumate nell'arco di una giornata,
mentre il 6,2% continua a fumare), ma la maggior parte riprende a fumare
dopo il parto.
La lotta contro l'epidemia da fumo si combatte su due fronti. Il primo
è quello della disassuefazione al fumo di cui, in buona parte,
si fanno carico i Centri antifumo diffusi
su tutto il territorio nazionale (l'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga ne
ha censiti 279) che nel corso della loro pluriennale attività,
spesso con pochissime risorse umane, ma soprattutto grazie alla volontà
e alla tenacia di chi vi opera, aiutano gli italiani a smettere di fumare.
Il secondo fronte è rappresentato dalla prevenzione, che naturalmente
è rivolta agli strati più giovani della popolazione. Come
infatti è emerso dai primi dati presentati dal rapporto sul fumo
da tabacco in Italia nel 2001 si abbassa sempre più l'età
in cui si comincia a fumare e se l'età della prima sigaretta è
intorno ai 13 anni, 6-7 ragazze su 10 la anticipano addirittura a 12 anni.
Tra i giovanissimi, inoltre, il 70% dei maschi e l'80% delle femmine non
disapprovano il consumo casuale di sigarette perché non ne riconoscono
il rischio. Il fatto che dal 1993 a oggi in Europa siano progressivamente
in crescita i giovanissimi che fumano, dimostra che la prevenzione a livello
comunitario ha avuto delle falle, mentre parallelamente le multinazionali
del tabacco hanno adeguatamente studiato il campione di popolazione cui
indirizzare le proprie campagne pubblicitarie, cioè la fascia più
giovane. Le holding del tabacco spendono ogni anno il 6% dei loro introiti
per la pubblicità, sponsorizzando in particolar modo eventi sportivi
a cui partecipano, in larga misura, i giovani.
Il tabacco è stato infatti definito una "malattia comunicata",
in quanto l'abitudine al fumo, oltre che dall'influenza dell'ambiente
familiare, è dettata da atteggiamenti ed esempi di personaggi noti,
del mondo dello spettacolo e non, che hanno grande influenza sul mondo
giovanile, in quanto vengono presi come modello. A questo proposito il
Codacons - coordinamento delle associazioni per la difesa
dell'ambiente e dei diritti dei consumatori - ha recentemente chiesto
a Michael Schumacher un risarcimento di un milione di Euro perché
appare in pubblico e rilascia interviste utilizzando berretti e abbigliamento
con il marchio di una nota marca di sigarette.
Proprio per contrastare, tra le altre cose, l'incremento di fumatori in
Europa tra le fasce più giovani della popolazione, nello scorso
febbraio è stata sottoscritta da 22 Paesi la "Dichiarazione
di Varsavia", dove l'Europa si impegna ad adottare una strategia
comune per il controllo del fumo da tabacco, riducendo l'abitudine al
fumo e la diffusione dei prodotti del tabacco. La "Dichiarazione
di Varsavia" rappresenta una pietra miliare nella lotta al fumo da
tabacco perché è il primo trattato internazionale (nel maggio
2003 dovrebbe portare gli Stati che lo hanno sottoscritto ad adottare
una convenzione quadro) che porterà vari Paesi a mettere in atto
una strategia comune nel tentativo di combattere l'epidemia da fumo.
Nel corso della giornata è emersa in più momenti la necessità
da parte di tutte le entità che si occupano di contrastare l'abitudine
al fumo di fare fronte comune contro una "malattia" che ogni
anno in Italia causa 90 000 morti accertate e in Europa 500 000. Solo
una sinergia di forze e di volontà potrà contrastare questi
dati allarmanti, perché il tabacco fa male. A tutti. Indistintamente.
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