FUMO

  • Roma, 30 maggio 2003:
    'V convegno nazionale tabagismo e servizio sanitario nazionale'
    tra i relatori l'Avv.Carlo Rienzi, presidente del Codacons, unica associazione invitata a rappresentare i consumatori





Dal sitowww.ossfad.iss.it
Osservatorio Fumo Alcool e Droga dell'Istituto Superiore di Sanità


IL RESOCONTO della Giornata mondiale contro il tabacco 2002.
IV Convegno nazionale tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale

di Carla Faralli
Servizio per le Attività Editoriali, ISS
"Il Convegno del mese" - Notiziario dell'ISS 2002 - 15 (7/8)


Il 31 maggio, giornata mondiale dedicata alla lotta contro il tabacco, ha visto l'Istituto Superiore di Sanità impegnato nell'organizzazione del IV Convegno nazionale sul tabagismo a cui hanno partecipato esperti appartenenti a vari enti e istituzioni che si occupano di lotta contro il fumo. Quest'anno la giornata è stata dedicata allo sport con lo slogan "Tobacco Free Sports". I mondiali di calcio 2002, infatti, sono all'insegna della lotta al tabagismo.
Il presidente dell'Istituto, Enrico Garaci, oltre a portare il proprio benvenuto ai partecipanti al Convegno, ha aperto i lavori ponendo l'attenzione sul fatto che l'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'Istituto, organo ufficiale informativo e formativo in materia di tabagismo, alcolismo e dipendenza da droghe, ha recentemente pubblicato le Linee guida cliniche per promuovere la cessazione dell'abitudine al fumo. Obiettivo di queste linee guida è quello di fornire uno strumento, utile soprattutto per i medici di medicina generale, per promuovere la cessazione dell'abitudine al fumo nella popolazione italiana, in accordo con quanto dichiarato nel Piano Sanitario Nazionale 2002-04, che ha inserito la lotta al tabagismo tra i principali obiettivi volti a promuovere comportamenti e stili di vita che mirino a tutelare la salute del cittadino.
Ogni anno in Italia vanno "in fumo" 120 000 sigarette, eppure un'indagine condotta dalla Doxa ha messo in evidenza che rispetto all'anno scorso nel nostro Paese i fumatori sono diminuiti del 3%. Una percentuale troppo alta secondo gli esperti, soprattutto considerando un periodo di tempo così breve. Le cifre non tornano neppure prendendo in esame i consumi, che secondo le stime, sempre per il 2001, dovrebbero oscillare tra le 110 000 e le 120 000 tonnellate. L'unica spiegazione plausibile a questi dati apparentemente contrastanti è riconducibile al fatto che i fumatori italiani sono "bugiardi", cioè negano di aver mai fumato e i forti fumatori diminuiscono considerevolmente il numero di sigarette consumate in un giorno. Questo atteggiamento dimostra chiaramente che nella popolazione l'abitudine al fumo sta sempre più acquisendo connotati negativi e quindi il fumatore, quando viene interpellato sui propri stili di vita, rinnega il suo essere fumatore e/o forte fumatore. È inoltre emerso chiaramente che tra i 12 milioni di fumatori tutt'oggi "attivi" in Italia, una percentuale sempre più alta sta cercando di smettere di fumare. L'età media in cui si smette di fumare è proporzionale al grado d'istruzione: un maggior livello culturale porta il fumatore a smettere intorno ai 40 anni, mentre chi ha un titolo di studio inferiore smette intorno ai 50 anni.
Il livello d'istruzione ha un ruolo fondamentale anche nell'indurre le future mamme a smettere di fumare durante la gestazione. Sono infatti molto più numerose le donne laureate e diplomate che durante la gravidanza smettono di fumare rispetto a quelle meno istruite. La percentuale delle donne che durante la gravidanza smette di fumare è il 63% (il 30% diminuisce il numero di sigarette consumate nell'arco di una giornata, mentre il 6,2% continua a fumare), ma la maggior parte riprende a fumare dopo il parto.
La lotta contro l'epidemia da fumo si combatte su due fronti. Il primo è quello della disassuefazione al fumo di cui, in buona parte, si fanno carico i Centri antifumo diffusi su tutto il territorio nazionale (l'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga ne ha censiti 279) che nel corso della loro pluriennale attività, spesso con pochissime risorse umane, ma soprattutto grazie alla volontà e alla tenacia di chi vi opera, aiutano gli italiani a smettere di fumare. Il secondo fronte è rappresentato dalla prevenzione, che naturalmente è rivolta agli strati più giovani della popolazione. Come infatti è emerso dai primi dati presentati dal rapporto sul fumo da tabacco in Italia nel 2001 si abbassa sempre più l'età in cui si comincia a fumare e se l'età della prima sigaretta è intorno ai 13 anni, 6-7 ragazze su 10 la anticipano addirittura a 12 anni. Tra i giovanissimi, inoltre, il 70% dei maschi e l'80% delle femmine non disapprovano il consumo casuale di sigarette perché non ne riconoscono il rischio. Il fatto che dal 1993 a oggi in Europa siano progressivamente in crescita i giovanissimi che fumano, dimostra che la prevenzione a livello comunitario ha avuto delle falle, mentre parallelamente le multinazionali del tabacco hanno adeguatamente studiato il campione di popolazione cui indirizzare le proprie campagne pubblicitarie, cioè la fascia più giovane. Le holding del tabacco spendono ogni anno il 6% dei loro introiti per la pubblicità, sponsorizzando in particolar modo eventi sportivi a cui partecipano, in larga misura, i giovani.
Il tabacco è stato infatti definito una "malattia comunicata", in quanto l'abitudine al fumo, oltre che dall'influenza dell'ambiente familiare, è dettata da atteggiamenti ed esempi di personaggi noti, del mondo dello spettacolo e non, che hanno grande influenza sul mondo giovanile, in quanto vengono presi come modello. A questo proposito il Codacons - coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti dei consumatori - ha recentemente chiesto a Michael Schumacher un risarcimento di un milione di Euro perché appare in pubblico e rilascia interviste utilizzando berretti e abbigliamento con il marchio di una nota marca di sigarette.
Proprio per contrastare, tra le altre cose, l'incremento di fumatori in Europa tra le fasce più giovani della popolazione, nello scorso febbraio è stata sottoscritta da 22 Paesi la "Dichiarazione di Varsavia", dove l'Europa si impegna ad adottare una strategia comune per il controllo del fumo da tabacco, riducendo l'abitudine al fumo e la diffusione dei prodotti del tabacco. La "Dichiarazione di Varsavia" rappresenta una pietra miliare nella lotta al fumo da tabacco perché è il primo trattato internazionale (nel maggio 2003 dovrebbe portare gli Stati che lo hanno sottoscritto ad adottare una convenzione quadro) che porterà vari Paesi a mettere in atto una strategia comune nel tentativo di combattere l'epidemia da fumo.
Nel corso della giornata è emersa in più momenti la necessità da parte di tutte le entità che si occupano di contrastare l'abitudine al fumo di fare fronte comune contro una "malattia" che ogni anno in Italia causa 90 000 morti accertate e in Europa 500 000. Solo una sinergia di forze e di volontà potrà contrastare questi dati allarmanti, perché il tabacco fa male. A tutti. Indistintamente.