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CANCRO: GRANDI SPERANZE PER GLI ANNI FUTURI
SIAMO AD UNA SVOLTA NELLA TERAPIA ?
A Todd Hendrickson, impiegato di banca di 43 anni, Minnesota
(USA), nel 1997 fu diagnosticata una rara forma
di cancro intestinale: il Gatrointestinal
Stromal Tumor (GIST).
Cominciò per lui un vero calvario, in giro per tanti
centri medici in tutto il paese alla ricerca di una cura efficace. Ma 5 differenti combinazioni di farmaci non
riuscirono a bloccare lo sviluppo di quel doloroso cancro, che divenne grande
come 2 palloni di football e si diffuse al fegato, compromettendo le condizioni
generali di Todd al punto che per alzarsi dal letto aveva bisogno dell’aiuto
della moglie.
I dottori, dopo ripetuti interventi chirurgici,
prevedendo la fine, gli avevano consigliato di sistemare i suoi affari per la
moglie e i suoi 3 figli. “Se fossi stato in
Olanda a quei tempi, probabilmente avrei adottato i
loro metodi e avrei chiuso definitivamente” ha detto Hendrickson in una recente
intervista, riferendosi all’eutanasia in quel paese.
Il chirurgo Timothy Sielaff, dell’Università del
Minnesota, invece, gli diede speranza: lo operò 3 volte nel corso di 2 anni,
ogni volta asportandogli tessuto canceroso dall’addome.
“Avrei
continuato a tagliare per tenere in vita Hendrickson”- ha detto il dott. Sielaff
– “in modo che potesse continuare a cercare una cura medica che la chirurgia
non poteva offrirgli”.
La ricerca finì nell’agosto, quando Hendrickson
divenne il primo paziente con quel tipo di tumore, a partecipare ad una cura
sperimentale con l’uso di un farmaco, denominato Glivec, nell’ Oregon
Health and Science University di Portland, Oregon,USA.
Il farmaco funzionò in pochi giorni, riducendo il
cancro dell’80 %; e Todd ha dichiarato pochi giorni fa, che pur non essendo in
forma al 100 %, non è mai stato così bene in questi ultimi 3 anni.
Certo nessuno sa se il tumore si svilupperà di
nuovo, per quanto tempo la cura dovrà continuare e se la neoplasia
diventerà resistente al farmaco.
Ma intanto la malattia è stata bloccata, ha fatto un
grande passo indietro e molti delle migliaia di oncologi americani riuniti a
San Francisco, California, la scorsa settimana all’annuale meeting della American
Society of Clinical Oncology, dove è stato riportato che il Glivec aveva
funzionato nel 60 % di circa 200 casi di cancro GIST, parlano di “miracolo”.
E’ questa la parola che hanno usato in una
conferenza stampa 2 dei più eminenti oncologi americani, il presidente della
Società di Oncologia USA Larry Norton del Memorial Sloan-Kettering Cancer
Center di New York e John Mendelsohn, presidente del M.D. Anderson Cancer
Center di Houston.
“Siamo ad una svolta nella storia della medicina”
hanno aggiunto.
Finora il trattamento anticancro si è basato, oltre
che sulla chirurgia, sulla chemioterapia convenzionale e la radioterapia, che,
putroppo, nella loro azione distruttiva agiscono anche sul tessuto normale
oltre che su quello canceroso, provocando, non infrequentemente, danni
insopportabili.
Ora gli scienziati, utilizzando i risultati di decenni di ricerca nel campo molecolare, strutturale e funzionale delle cellule cancerose sono in grado di delineare farmaci sperimentali che, come missili guidati, colpiscono per distruggere solo le cellule cancerose, risparmiando quelle sane.
Gli scienziati definiscono questo metodo molecular
targeting perché i farmaci si dirigono su quei segnali chimici che
trasformano le cellule normali in cellule cancerose.
Tra gli obiettivi da colpire sono dei recettori situati
sulla superficie cellulare che condizionano il moltiplicarsi e lo
sviluppo delle cellule tumorali.
Il Glivec era già stato impiegato, con successo, per il trattamento della LEUCEMIA MIELOIDE CRONICA (LMC), uno dei più importanti cancri del sangue, in cui le cellule ematiche si moltiplicano vertiginosamente, e lo scorso mese la Food and Drug Administration americana ne aveva, per questa malattia, ufficializzata la utilizzazione.
Così,
notizie di casi come quello di Hendrickson aumentano le speranze che nuovi
farmaci possano presto seguire.
Tenendo conto delle nuove conoscenze sulla struttura
molecolare dei tumori, alcuni prevedono che i tumori nel futuro possano essere classificati
in base alle loro caratteristiche molecolari, più che sulla loro sede anatomica
di origine.
“Dopo tante decadi di ricerca” – dicono alcuni
scienziati – “si stanno avendo le prime ricompense”, citando 2 nuovi farmaci “a
bersaglio”, già brevettati: l’Herceptin per il cancro della mammella e il
Rituxan per un tipo di linfoma.
Malgrado questi entusiasmi, molti scienziati,
comunque, sostengono che il cancro negli USA, per questa decade, verosimilmente
continuerà ad essere la seconda causa di morte. Per loro, la speranza sarebbe
per le decadi successive.
GASTROINTESTINAL
STROMAL TUMOR (GIST)
Si
manifestano prevalentemente nelle persone adulte e anziane: 70 % nello stomaco,
20-30 % nell’intestino tenue, 10 % in altre parti dell’apparato
gastrointestinale.
Sulla
superficie delle cellule tumorali vi sono recettori molecolari anomali,
dotati di attività enzimatica (tyrosine
kinase activity) denominata c-kit, deputata
alla moltiplicazione delle cellule. Questi recettori sono rilevabili con
la colorazione immunoistochimica
(CD117), che rappresenta il criterio diagnostico specifico del tumore.

La
neoplasia con uno sviluppo
inarrestabile, ma lento, può raggiungere proporzioni notevoli, provocando
dolore, emorragie, ostruzione intestinale o masse addominali se lo sviluppo è
dentro o fuori del lume gastroenterico.
Si diffonde nel fegato, peritoneo, polmoni.
Aspetto macroscopico: masse solide, al taglio di colore
giallastro
Istologia: cellule tumorali in fase di divisione (mitosi); positiva
la colorazione con CD117.
Decorso: morte dopo alcuni anni.
Terapia: è resistente alla convenzionale chemioterapia e
radioterapia; dopo l’asportazione
chirurgica ricorre inesorabilmente
GLIVEC: è il nome commerciale del
farmaco, il cui composto di chimico di base è una molecola pheniaminopirimidina,
denominata STI571 (Signal-Transduction Inibitor), in precedenza nota come CGP
57148B, nata dalla collaborazione negli anni 1990 tra i medici (Dr. Druker)
dell’Oregon Health Sciences University di Portland, Oregon, USA e gli
scienziati del Dipartimento di Ricerca Clinica dell’industria farmaceutica
Ciba-Geigy (ora Novartis), Basilea, Svizzera.
L’idea nacque quando si scoprì nelle cellule
tumorali della Leucemia Mieloide Cronica (LMC) che un’alterazione genetica,
chiamata BCR-ABL, derivante dalla fusione di 2 geni normali ABL e BCR,
collocati rispettivamente sui cromosomi 9 e 22, regolava l’attività
proliferativa delle cellule leucemiche,
attraverso la fosforilazione
dell’enzima
tiroxina-chinasi, normalmente presente nel gene ABL.
Si pensò allora di produrre una sostanza
capace di impedire tale processo enzimatico arrestando così la moltiplicazione
clonale delle cellule e quindi la formazione del tumore.
Fu creata così la STI571, che, collocandosi
nella saccoccia al posto dell’ATP, enzima che regola la fosforilazione, riesce
a bloccare l’attività proliferativa della tiroxina-chinasi. (vedi figura)
Il blocco enzimatico avviene quasi
esclusivamente nelle cellule tumorali, mentre nelle cellule normali l’azione
sarebbe minima e comunque ininfluente.
All’inizio del 1998 il dr. Druker provò
questo farmaco su 83 pazienti affetti da LMC e i risultati furono notevoli con
miglioramento delle condizioni cliniche e normalizzazione delle alterazioni
ematologiche
Il farmaco, autorizzato lo scorso mese dalla
Food and Drug Administration, ha avuto successo nel 60 % di 200 casi di Gastrointestinal
Stromal Tumor (GIST) alterazione genica che condiziona lo sviluppo tumorale si
chiama c-kit. (vedi sopra e Intervista a Norton)
Studi clinici sono in corso per valutarne
l’efficacia nei cancri del polmone, prostata e cervello..
L’STI571, somministrato per bocca e
assorbito nel sangue, raggiunge le cellule cancerose, blocca l’attività
dell’enzima tiroxina-chinasi, arresta la moltiplicazione cellulare e, per
ragioni non del tutto conosciute, determina anche la distruzione delle cellule
tumorali.
A differenza della chemioterapia convenzionale, non agisce sulle cellule normali.
Nella LMC e nel GIST la dose
somministrata variava tra 25 e 1000mg/die
Gli effetti collaterali erano minimi:
nausea, mialgie, edema e diarrea
Effetto della terapia con
STI571 (GLIVEC)
Donna di 50 anni con GIST dello
stomaco dal 1996, metastasi epatiche, peritoneali, ovariche
ricorrente dopo 3
asportazioni chirurgiche, chemioterapia (7 cicli di mesna, doxorubicina,
ifosfamide e dacarbazina),
interferone e talidomide .Terapia
con STI571 (Glivec): 4 cps da 100 mg/die dal marzo 2000
(The New England Journal of
Medicine, 2001;344:1052)
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INTERVISTA
al dott. Larry Norton(NEWSWEEK May
28,2001) ![]()
D : Il meeting è sembrato essere entusiasmante.
D: Quale prova ?
R: Il
nuovo farmaco chiamato Glivec utilizzato per il trattamento della
Leucemia Mieloide Cronica (LMC), uno dei principali cancri del sangue,
approvato 2 settimane fa dalla Food and Drug Administration. Abbiamo appreso
durante il meeting che questo farmaco è notevolmente efficace nel trattamento
in un tipo di cancro completamente differente – un raro ma aggressivo tumore
del mesenchima gastrointestinale, chiamato GIST, per il quale finora
non vi era una terapia efficace. In uno studio su pazienti, durato per circa 3
mesi la scorsa estate, la maggioranza
mostrò una significativa riduzione del tumore. Abbiamo visto le immagini del
liquefarsi di questo cancro.
D: Come funziona ?
R: Il farmaco
centra quelle molecole abnormi delle cellule cancerose che sono deputate alla
loro moltiplicazione, producendo il tumore. Queste molecole in realtà sono
proteine costituite da pezzi abnormi di DNA.
Glivec, una volta assorbito, si muove nella corrente sanguigna, entra
nelle cellule tumorali, si attacca alle proteine abnormi e blocca il meccanismo
della moltiplicazione.
Nel meeting si è dimostrato che una minima
dose tossica del farmaco può essere data per bocca ai pazienti con risultati
meravigliosi.
Nessuna
terapia finora aveva fatto questo.
D: Ci sono effetti
collaterali ?
R: Alcuni,
come la nausea, ma solo a dosi del farmaco non necessariamente alti . Ma la
cosa importante di questa nuova classe di farmaci è che noi possiamo misurare
il loro effetto biologico. Possiamo vedere ciò che accade nella cellula e
quando ci accorgiamo che il segnale della moltiplicazione è stato spento, ci
rendiamo conto che non è necessario dare dosi più elevate del farmaco.
In altri
termini, non dobbiamo colpire più alla cieca, come avviene nella convenzionale
chemioterapia.
D: Insomma, è una cosa
molto promettente.
R: E’
un approccio completamente nuovo. In questo modo noi cominceremo a classificare
i cancri in base al meccanismo che provoca la malignità, non più a seconda
della loro localizzazione nel corpo umano.
Diventerà una cosa simile a quello che già accade nelle infezioni: le classifichiamo in base al germe che le produce (streptococco, stafilococco, e.coli ecc.) e non alla loro localizzazione (polmone, pelle, vie urinarie ecc.), dando l’antibiotico più adatto per distruggere il particolare germe. Così, non dovremo più dire cancro della mammella, dell’intestino ecc., ma parleremo del cancro causato da questa o quella alterazione del DNA, alterazione che potrà essere attaccata da questo o quel farmaco, proprio come nel GIST e nella LMC con il Glivec.
E’
un ribaltamento totale. Ci permette di selezionare il farmaco giusto per attaccare il particolare tumore.
Forse, anche guarirlo.
D: Lei ha usato la parola
“guarire”.
R: Noi guariamo molti cancri. L’obiettivo è di
guarirli tutti.
Cinque-sei
anni fa quando ci chiedevano “E’ possibile ?”, noi dovevamo essere cauti e dire
che non ci si poteva aspettare un grossa svolta improvvisa. Molti di noi non
dicono più così. Glivec è un esempio.
I progressi, quando si
presentano, possono essere drammatici.
Il
fatto è che si sta svelando il mistero del cancro.
Noi ora sappiamo quello che
dobbiamo fare: trovare quei geni che si alterano nei vari cancri e quindi
produrre delle molecole per distruggerli
La mappa del genoma umano è
ora completata. Ci aspetta un duro lavoro per sistemare le cose in modo da
guarire il cancro.
D: Guarire o
controllare, come si fa con i farmaci nel diabete per tenerlo sotto controllo.
R: Alcune malattie, come la gran parte
delle infezioni batteriche, guariscono se trattate con gli antibiotici. Ma ci
sono persone che devono prender farmaci per tutta la vita, perché la malattia è
cronica. Sarei più contento se non dovessimo usare i farmaci contro il cancro
per tutta la vita, anche perché i farmaci anti-tumorali potrebbero distruggere
tutte le cellule cancerose.
Penso
che questo sia certamente possibile, e non sono il solo a pensarlo.
BIBLIOGRAFIA
§
The New England Journal of Medicine, 2001;344:1031,1038,1052
e1084
§
Herald Tribune maggio, 2001
§
Newsweek, 28/05/2001
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Uccisione di un ribelle
(Liberia,Africa)