(a cura di prof. Emilio De Lipsis, internista, consulente medico del CODACONS)





La Terapia Ormonale Sostitutiva con estrogeni e progesterone (TOS) nelle donne in menopausa

Altri pericoli all'orizzonte: il cancro dell'ovaio

Continuano le segnalazioni dei rischi connessi con la TSO nelle donne in menopausa.
Nei risultati di uno studio (pubblicato 1 settimana fa sulla rivista medica JAMA), condotto in USA per 14 anni su 210.000 donne in menopausa, il rischio di avere cancro dell'ovaio era raddoppiato in quelle che facevano uso della TSO per oltre 10 anni; per un periodo minore il rischio era sempre più alto rispetto alle donne che non la usavano, ma di poco e di ampiezza non statisticamente significativa.
L'indagine, la più ampia finora pubblicata ed la prima a non essere retrospettiva (arruolamento di 1.2 milioni di donne nel 1982, poi seguite fino al 1996) è l'ultima di una serie di studi condotti nel passato su decine di migliaia di donne circa i rischi della TSO:trombosi venosa, calcolosi della colecisti, cancro della mammella, cancro dell'utero e ora cancro dell'ovaio.

mammografia
Cancro della mammella

Cancro dell'utero

Cancro dell'ovaio

Sebbene il cancro dell'ovaio sia una malattia rara (1 possibilità su 59 per la donna di averlo durante la vita, rispetto a 1 su 9 del cancro mammario; 14 mila morti/anno negli USA), esso è particolarmente serio perché nella maggior parte dei casi è già disseminato al momento della sua scoperta.
Ma non tutti si fanno impressionare dai risultati di tale ricerca, che hanno avuto un'ampia eco sulla stampa USA.
"255 (tale è il numero dei casi di cancro ovario trovati nello studio in questione) è un numero relativamente piccolo" - dicono i sostenitori della TSO, per oscurare i suoi vantaggi: eliminazione delle vampate di caldo e prevenzione dell'osteoporosi (controversa è la sua influenza sulla cardiopatia ischemica ed è ormai assodata la assenza di relazione diretta tra menopausa e depressione). "D'altra parte, non basta un articolo su 210 mila donne - dice il dr.Becker, ginecologo statunitense, che segue 1000 pazienti in TSO, niente affatto turbato dai risultati dello studio - "per pensare di avere la risposta definitiva su questo problema. Continuo a credere che i vantaggi della terapia ormonale, nel loro insieme, di gran lunga sorpassino quelli che definisco solo potenziali rischi".
"Negli ultimi tempi ci sono state pubblicazioni condraddittorie" dice dr. Donna Hurlock, ginecologa, anch'essa con numerose pazienti in trattamento. "Quando vi sono centinaia di studi, tra l'altro spesso contrastanti tra di loro, su questo problema e solo uno di essi è pubblicato sulle riviste mediche, è molto difficile per le pazienti avere una visione equilibrata di ciò che sta accadendo. E ciò è particolarmente frustrante per le donne acculturate, che hanno una maggiore sensibilità nel prendere cura di se stesse" aggiunge, facendo capire che la sua decisione non è quella di cambiare i suoi programmi alla luce dei risultati di quest'ultimo studio.
Effettivamente, negli ultimi tempi ci sono state pubblicazioni contrastanti sulla TSO, con alternanza nel sottolinearne i vantaggi preventivi o l'aumento dei rischi.
Inoltre, nello studio in questione mancano i dati sulla dose degli estrogeni usati e sulla eventuale combinazione con i progestinici, come è comune oggi.
Malgrado questi limiti, comunque, il dr. James Carter, professore di ginecologia oncologica all'Università di Georgetown, USA, invita a prestare molta attenzione ai risultati di questa ricerca "Perché non è da sottovalutare qualsiasi fattore che aumenti il rischio di cancro". Ed aggiunge " sebbene il tumore sia raro, circa la metà delle 27.000 statunitensi che lo hanno annualmente, muoiono di esso. E questo è qualcosa che ci deve indurre a discuterne con le nostre pazienti".
E questo è il punto.
Negli anni 70-80 sulla base di eccessivi entusiasmo e sicurezza si è dato il via (sostenuti dagli enormi interessi economici delle industrie farmaceutiche) ad una impressionante medicalizzazione delle donne in menopausa, attraverso l'uso di pillole, iniezioni e soprattutto di cerotti, divenuti quasi una moda.
Nell'ultimo decennio però sono comparse le prime segnalazioni sui potenziali pericoli (trombosi venose, cancro dell'utero, della mammella e dell'ovaio) e sulle incertezze (non sembra vero che si prevenga la cardiopatia ischemica, che anzi sembra favorita da tale terapia) che accompagnano tale uso.
Nell'ottobre 1997 sulla rivista medica inglese The Lancet A. Le Croix e W. Burke del Cancer Research Center and Women's Health Care Center, Università di Washington, Seattle, scrivevano:
"Questi risultati (commento ai risultati di una indagine internazionale sui rischi di cancro della mammella nelle donne che usano TSO per molti anni ndr) dovrebbero servire a non tener conto delle discussioni circa i relativi meriti e la credibilità delle singole indagini. Essi determinano una responsabilità morale per i medici di avvertire le donne che i dati epidemiologici raccolti mostrano un aumentato rischio di cancro della mammella, utero e ovaio per coloro che usano la terapia ormonale sostitutiva per 5 anni o più"
E invitava Walter Willet della Harvard School of Public Health sulla rivista JAMA nel gennaio 2000 " le donne ed i loro medici a ripensare le decisioni circa il trattamento ormonale della menopausa, tenendo conto delle seguenti considerazioni;

Rivalutare la TSO alla luce dei possibili rischi

1°. dato che i rischi del cancro e i benefici per la prevenzione di malattie croniche sono determinati dalla durata del trattamento e dal rapido declino dopo la sua cessazione, una terapia di breve durata (2-3 anni) per eliminare i sintomi della menopausa non dovrebbero essere influenzati dal timore del rischio di cancro;

2°. nelle donne senza utero, l'uso combinato di estrogeni + progesterone generalmente dovrebbe essere evitato;

3°. nelle donne con utero normale, è da riconsiderare se valga proprio la pena di usare la terapia ormonale per prevenire l'osteoporosi e la cardiopatia coronarica, dato che queste possono essere evitate modificando lo stile di vita (cessazione del fumo, regolare attività fisica, dieta) e usando altri farmaci (statine, bifosfonati, modulatori dei recettori estrogeni: raloxifene e tamoxifene).


Per altri disturbi, aggiungiamo noi, come le vampate di caldo e la depressione psichica (quest'ultima non dimostrato essere in rapporto, se non indiretto, con la menopausa) sono disponibili altri farmaci (clonidina, antidepressivi ecc.).

Conclude Willett "Sebbene l'uso degli ormoni nella menopausa abbia importanti benefici, i recenti studi hanno messo in luce i potenziali pericoli e le incertezze che accompagnano tale uso. La comune convinzione che la "terza età" debba routinariamente richiedere il trattamento farmacologico ha sfortunatamente portato a trascurare la dieta e lo stile di vita come mezzi primari per un sano "invecchiamento". Ora è il momento opportuno per rivalutare questa verità".
In conclusione: la priorità n° 1 per tutti, medici e pazienti, deve essere la sicurezza.
It is better to be safe than sorry.