

(a cura di prof. Emilio De Lipsis, internista, consulente medico del
CODACONS)
MORBO DI ALZHEIMER
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Gli scienziati guadagnano terreno nella guerra
per vincerlo.
Un promettente vaccino, che può evitare o rallentare la
devastazione del cervello,ha superato i test sugli animali ed ha iniziato
quelli sulle persone.
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TAC cerebrale
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RMI
cerebrale
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normale |
morbo di
Alzheimer |
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morbo di
Alzheimer |
“Nel momento che fu immerso nell’acqua fredda della piccola
piscina del Laboratorio, il topo cominciò a nuotare per salvarsi. Età 17 mesi
(vecchio per un topo), ma sembrava avere ben chiaro in mente cosa fare: sguazzò
al centro del labirinto a forma di margherita immerso nell’acqua, si guardò
attorno e subito dopo si precipitò nel passaggio giusto e si arrampicò su di
una piattaforma invisibile verso la salvezza”.
Apparentemente non vi è alcuna connessione tra l’abililità
del vecchio topolino a navigare in un labirinto e il morbo di Alzheimer, che
negli USA colpisce 4 milioni di americani, una malattia cerebrale incurabile che
distrugge la memoria e la personalità delle persone colpite.
Ma
il topolino che nuotava nel labirinto stava provando un vaccino che un giorno
potrebbe ridurre o prevenire la devastazione cerebrale dal m.di Alzheimer, che
è previsto possa divenire epidemico in una America, in cui la popolazione
anziana tende ad aumentare.
Nell’Università
di South Florida (USA) in alcuni topi sono stati iniettati dei geni umani
mutati in modo da produrre una malattia cerebrale degenerativa senile, molto
simile al m.di Alzheimer.
Con
meraviglia degli scienziati che conducevano l’esperimento, la vaccinazione
somministrata ai topi nel periodo medio della loro vita, determinava un
rallentamento della progressione della loro malattia cerebrale e conservava la
loro capacità cognitiva.
Il
vaccino, prodotto dagli scienziati della California con la Elan Corp.di Dublino
e fabbricato dalla Bristol-Myers Squibb, sta ora iniziando il test di sicurezza
negli esseri umani.
Numerosi
altri test, definiti dai neuroscienziati americani, “molto incoraggianti”, sono
in corso sui topi transgenici.
La
spinta a queste ricerche innovative viene da una migliore conoscenza del modo
in cui la malattia cerebrale si sviluppa: 2 enzimi (secretasi)
producono all’interno del cervello un proteina anomala chiamata
beta-amiloide, che sarebbe l’elemento chiave del processo distruttivo
cerebrale per la sua azione tossica sulle cellule nervose e sulle sinapsi,
che sono le vie di comunicazione intercellulare (in un cervello normale ogni
cellula ha 15.000 sinapsi).
La malattia è rara sotto i 60 anni, ma la sua frequenza
raddoppia ogni 5 anni dopo i 65. Dopo gli 80 e i 90 anni l’incidenza è
rispettivamente del 9 e 29 %.
Nei
prossimi 50 anni il numero degli americani colpiti, tenendo conto
dell’invecchiamento della popolazione, dovrebbe quadruplicarsi arrivando a 14
milioni nel 2050.
Il segno precoce che “qualcosa non va nel cervello” è la perdita della memoria
recente. Poi le capacità cognitive si impoveriscono, si hanno
confusione e alterazioni della personalità.
La maggior parte delle persone vivono in
media 5-9 anni.
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Al microscopio il cervello delle persone morte per il m.di Alzheimer
rassomiglia ad una
“discarica di
immondizia”: sparse tra le cellule nervose sopravvissute della
corteccia cerebrale (le cellule deputate all’apprendimento, al pensiero e
alle decisioni), vi sono miriadi di “placche” o cumuli di beta-amiloide, circondati
da cellule di difesa che cercano invano di “ripulire” o delimitare le
sostanze tossiche
; frammenti deformati
delle cellule nervose morte sono sparse ovunque, con all’interno grovigli
di proteine filiformi contorte chiamate tau. |
..miriadi di “placche”.. |
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Che la sostanza beta-amiloide sia alla radice
della distruzione lo ha dimostrato la scoperta di 3 geni umani “spontaneamente”
mutati, trovati in alcuni casi di m.Alzheimer familiare, tutti implicati nella
produzione della beta-amiloide, uno come “tagliatore” del frammento tossico e
gli altri due come “portatori” delle istruzioni per gli enzimi secretasi.
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| "discariche di immondizia" |
tessuto cerebrale normale |
Una
volta identificati questi geni, nella metà
degli anni 90 i
neuroscienziati
dell’Università di South
Florida, utilizzando uova fertilizzate di topo, riuscirono a creare dei ceppi
di topi transgeneticamente mutati, che sviluppavano la malattia.
Fu
a quel punto che il biochimico Dale Schenk propose la vaccinazione dei
topi contro la sostanza beta-amiloide, che riuscì a prevenire la malattia nei
topi vaccinati a 6 settimane di età (nessuna placca amiloide nel cervello) e a
contenerla in quelli vaccinati in età più avanzata (limitazione delle placche
amiloidi e abbondante presenza di cellule di difesa microgliali che inglobavano
le placchw e “ripulivano il terreno dai detriti).
Il
team della Florida e quello di un altro gruppo in Canada hanno poi preso
iniziative per un test negli esseri umani: il vaccino è ora utilizzato in un
trial in Inghilterra su 80 persone affette fa forme lievi e moderate di m.di
Alzheimer.
I
risultati sono pevisti entro 2 mesi.
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2001 donne afgane