Al Direttore del Corriere della Sera
Paolo Mieli
Fax 02/29009705
Roma, 19/11/05
Gent.mo Direttore del Corriere della Sera
Abbiamo seguito con interesse e attenzione il dibattito che si sta sviluppando sul Suo giornale sul problema dei servizi, e sulla effettiva concorrenzialità di aziende come la Telecom.
La lettera al Corriere degli amministratori "indipendenti", che ha dato il via al dibattito dopo l'intervento di Romano Prodi, ha un merito e un difetto. Il merito è che mette bene in evidenza la forza di Telecom Italia nei confronti dei media. Una intera pagina con un richiamo in prima per una precisazione su una dichiarazione del leader dell'Unione, è una bella "performance".
Il difetto è che dà una corposa risposta al problema sbagliato. Che un ex monopolista delle telecomunicazioni abusi o meno di una posizione dominante sul mercato non va forse valutato solo sulla base di regole formali imposte dall'autorità competente, ma dal livello di soddisfazione degli utenti. E se il comportamento nei confronti degli utenti sia percepito o meno come quello di un "monopolista", nei fatti non ancora ex, richiederebbe una lettera non degli amministratori "indipendenti" ma degli abbonati e dei "disperati" competitors di quella azienda.
Chi scrive, già alla fine degli anni '70, ottenne dai Giudici la dichiarazione di illegittimità delle tariffe telefoniche SIP e la condanna dell'allora Presidente, in primo grado, a un anno di reclusione per false comunicazioni sociali. Oltre 63.000 utenti pagarono allora solo mezza bolletta per protesta, ed ebbero ragione: le tariffe che pagavano servivano non per remunerare il servizio ma per costruire reti e centrali che poi sono finite ai privati azionisti anziché agli utenti che le avevano pagate con le tariffe obbligatorie del monopolio. Da allora tanto è cambiato perché quasi nulla cambiasse. I reclami di utenti cui vengono imposti da Telecom servizi mai richiesti o, di converso, rifiutati servizi obbligatori, sono migliaia in ogni anno, e li stiamo raccogliendo in un libro bianco che farà scalpore.
Il canone obbligatorio che gli oltre 30 milioni di utenti italiani devono pagare, è diventata una tassa inutile e odiosa: addirittura c'è chi paga più con il solo canone, avendo stipulato abbonamenti con altri gestori di telefonia fissa, che con il traffico realizzato in concreto con le telefonate!!! E ciò accade specie alle categorie più deboli, come anziani e abitanti in isolati paesini di montagna, che versano 20-30-40 euro bimestrali di canone consumando solo 5-10 euro di telefonate. In più tale canone costituisce un sistema abnorme di blocco della possibilità di entrata sul mercato di competitors concorrenziali che non possono acquisire i clienti, non potendo - almeno fino a pochi mesi fa - far loro evitare di ricevere una doppia bolletta, quella del gestore concorrente e comunque quella della Telecom, con quindi due o tre fatturazioni differenti, ed evidente scoraggiamento nello stipulare contratti con i concorrenti di Telecom.
Ma c'è di più: la stessa Telecom, anche attraverso la quasi totale proprietà acquisita di TIM, attua una politica di blocco ai nuovi ingressi sul mercato della telefonia a competitors italiani e stranieri costringendo costoro a pagare carissimo tale ingresso e lo stesso canone fisso. Inoltre la Telecom, attraverso la TIM, e in presumibile accordo con gli altri tre gestori prevalenti, ha tenuto alti i prezzi dei servizi da fisso a mobile a livelli che - almeno fino all'ultimo provvedimento dell'Autorità - in nessun paese si erano mai raggiunti, incassando miliardi di euro ingiustificati per anni che mai nessuno restituirà agli abbonati, e bloccando i possibili competitors con pratiche anticoncorrenza.
Finalmente, ma con quel biblico ritardo che caratterizza l'operato dell'Autorità regolatrice, piena fino al collo di soggetti ieri ed oggi in affari con chi fa affari con i gestori telefonici, ma desolatamente "vuota" di rappresentanti degli utenti, e solo dopo un perentorio esposto del CODACONS , inviato il 13.10.04, con annessa minaccia all'Autorità Antitrust di denunciare una ulteriore inerzia di intervento alla Procura della Repubblica , ha dato seguito ai numerosi analoghi e significativi esposti, presentati da tempo, da società di telefonia fissa concorrenti di Telecom come Tele2, Trans World Communnication Italia spa, Startel, Reteitaly, questa ha emesso un provvedimento di apertura di istruttoria, per molti versi impressionante, che mette in luce uno dei mercati più anticoncorrenziale del paese, quello appunto delle telecomunicazioni.
Ci sembra, quindi, che Romano Prodi abbia detto anche poco sull'argomento se è vero, come è vero, che gli utenti italiani perdono almeno un miliardo di euro l'anno in tariffe varie, tutte eccessive, e ben lontane da essere "orientate ai costi" come previsto dalla legge, a causa della resistenza alla concorrenza frapposta da Telecom e il suo gruppo insieme agli altri c.d. gestori concorrenti, ma "incumbent".
Offriamo ai lettori del Corriere, e agli amministratori "indipendenti", uno spunto di riflessione che riteniamo utile nel dibattito apertosi, riportando alcuni stralci di tale provvedimento dell'Antitrust:
"Gli elementi raccolti inducono a ritenere la sussistenza di una posizione di dominanza congiunta da parte dei tre operatori Gsm TIM (n.d.r. posseduta all'85% da Telecom), VODAFONE e WIND nel mercato dei servizi all'ingrosso di accesso alle infrastrutture di rete mobile.
In primo luogo TIM, VODAFONE e WIND
hanno tutti rifiutato di negoziare una qualsiasi forma di accordo di roaming nazionale per svolgere attività di operatore virtuale di rete mobile (MVNO) con TELE2, TWC, Startel e ReteItaly. Ciò avrebbe reso impossibile l'ingresso di fornitori alternativi per l'offerta di servizi mobili finali all'utenza residenziale e business, annullando qualsiasi forma di concorrenza inter-brand in quest'ultimo mercato. In secondo luogo, TIM, VODAFONE e WIND, hanno rifiutato di stipulare contratti di rivendita di traffico wholesale, con l'effetto di eliminare la concorrenza da parte di operatori alternativi, quali ESP e reseller
Vale osservare che, dalle evidenze raccolte, emerge chiaramente l'assenza di specifiche giustificazioni per i rifiuti.
stante la riscontrata posizione di dominanza congiunta dei tre gestori nel mercato dell'accesso alle reti mobili, le condotte sopra descritte potrebbero integrare un abuso di posizione dominante collettiva da parte di TIM, VODAFONE e WIND nel medesimo mercato, volto ad impedire l'ingresso di nuovi operatori nel mercato al dettaglio dei servizi di comunicazione mobile, con grave danno per la concorrenza e, in ultima analisi, per i consumatori finali.
Si ritiene, pertanto, che le descritte condotte commerciali assunte da TIM, VODAFONE e WIND potrebbero costituire abusi individuali posti in essere dagli stessi sulle rispettive reti al fine di favorire le proprie divisioni commerciali. Le pratiche abusive poste in essere da TIM, VODAFONE e WIND nei rispettivi mercati della terminazione avrebbero avuto l'effetto di ostacolare l'ingresso di imprese in grado di operare in concorrenza con i suddetti gestori sia nel mercato intermedio dei servizi di terminazione, sia nel mercato finale dei servizi di fonia per la clientela aziendale.
Infine, per ciò che concerne i comportamenti commerciali dei tre gestori nel mercato al dettaglio dei servizi mobili, con particolare riferimento ai rapporti contrattuali con l'utenza aziendale, in base agli elementi raccolti essi, potrebbero costituire il frutto di una intesa restrittiva della concorrenza, considerata l'omogeneità di tali comportamenti quanto agli effetti escludenti.
Nel caso di TIM e VODAFONE, inoltre, l'applicazione di prezzi praticamente uguali in alcune offerte commerciali all'utenza business, come risulta dalla documentazione allegata alle denunce, potrebbe essere determinata dall'esistenza di una intesa sui prezzi annullando qualsiasi forma di concorrenza inter-brand in quest'ultimo mercato.
."RITENUTO, pertanto, che sulla base delle evidenze raccolte, i comportamenti di TIM S.P.A, VODAFONE OMNITEL N.V. e WIND TELECOMUNICAZIONI S.P.A., potrebbero dare luogo alla violazione degli articoli 81 e 82 del Trattato CE; DELIBERA: a) l'avvio dell'istruttoria ai sensi dell'articolo 14, della legge n. 287/90, nei confronti delle società... per accertare l'esistenza di violazioni degli articoli 81 e 82 del Trattato CE
".
Conoscendo la Sua sensibilità verso i problemi dei consumatori siamo certi che vorrà pubblicare questa mia in un'intera pagina con il richiamo in prima, considerando che gli oltre 30 milioni di abbonati valgano almeno quanto gli 11 amministratori "indipendenti" di Telecom.
Noi comunque proseguiremo nell'agire concretamente in difesa degli utenti e della concorrenza.
Con i migliori saluti
Carlo Rienzi
Presidente del CODACONS*
*associazione di difesa dei consumatori indipendente
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