PREMIO VELLEIO PATERCOLO 2000:
criteri e motivazione dell'assegnazione del premio

Premio di giornalismo a chi durante l'anno si è distinto in modo eccellente per servilismo al potere governativo o economico fornendo notizie false ai lettori

" Velleio è uno di quegli 'arrivati' da annoverare tra i sostegni del regime. Il suo è un ossequio soldatesco nei confronti dell'imperatore Tiberio."
Michael Von Albrecht


AL PREMIO E' ABBINATO IL "PREMIO IL DISATTENTO" PER L'EDITORE DEI GIORNALISTI VINCITORI, E I PREMI "IL CINGHIALONE D'ORO, D'ARGENTO E DI BRONZO" PER I NON GIORNALISTI CHE PIU' SI SONO DISTINTI NEL CONTRIBUIRE ALLA DISINFORMAZIONE

(il premio quest'anno consiste in un abbonamento gratuito Viacard per 99 anni per tutte le Autostrade italiane offerto da una delle società concessionarie di autostrade, una medaglia raffigurante Sherlock Holmes opera di un illustre orafo offerta da un ex Ministro delle Finanze e da un candidato di prestigio alle prossime elezioni politiche, e tre cinghialoni cornuti e pelosi in metallo prezioso offerti dall'on. Gramazio)

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE GIUDICATRICE

La Commissione giudicatrice del Premio alla disinformazione Velleio Patercolo 2000, con l'astensione del rappresentante del Codacons, riunitasi nei giorni 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24 e 25 dicembre 2000 con una breve interruzione dei lavori dalle 23,55 del 24.12 alle 0,15 del 25 per un brindisi di Buon Natale

VISTI gli articoli di stampa sottoposti, per la partecipazione al concorso, alla Commissione, e relativi a tre articoli candidati al premio: uno della giornalista del Corriere della Sera che si occupa di sanità, uno del giornalista del Sole 24 Ore che si è occupato di cronaca antitrust petrolieri, uno dei giornalisti dell'Espresso autori dell'articolo di pag. 73 del settimanale del 21.12.00, Marco Lillo e Giovanni Ricci,

VISTA la richiesta di deduzioni e considerazioni sulle proposte di premio inviata agli interessati, nel rispetto dei principi di democrazia e diritto al contraddittorio vigenti tra le persone civili, con racc. anticipata via fax in data 18.12.00 con termine fino al 22.12 ore 14

VISTA la mancanza di qualsiasi deduzione pervenuta nel termine indicato da parte degli interessati

CONSIDERATO che il regolamento del Premio prevede che lo stesso sia assegnato a chi consegua un punteggio minimo di 90 su 100 ma raggiunga anche l'obiettivo di sostegno al Palazzo, e di disinformazione prefissosi con l'articolo in concorso

CONSIDERATO che il punteggio viene attribuito nelle seguenti proporzioni: A) 20 punti alla capacità di comportamento deontologicamente scorretto ; B) 20 punti alla ignoranza; C) 20 punti alla incapacita' di controllare le fonti e la loro attendibilità e alla facilità di travisare la verità con allusioni e insinuazioni; D) 20 punti alla evidenza del fine di supportare uno o più potenti contro gli interessi della collettività e della corretta informazione; E) 20 punti per il raggiungimento dello scopo prefissosi

VISTI i tre elaborati presentati, e valutati con imparzialità e indipendenza pari a quella degli autori

CONSIDERATO che l'articolo dell'Espresso del 21.12.00 intitolato "attenti al Codacons : è finito fuori strada" pervenuto alla Commissione alla scadenza dei termini di partecipazione ha sbaragliato gli altri concorrenti conseguendo punteggi elevatissimi come da specifica motivazione che di seguito si trascrive:

A)CAPACITA' DI COMPORTAMENTO DEONTOLOGICAMENTE SCORRETTO: PUNTI 20
Il Marco Lillo chiedeva informazioni sul Codacons 'capando' con cura solo e soltanto chi dal Codacons era stato cacciato via per indegnità o altra causa ma senza informare i lettori di tale circostanza, ed in aggiunta , richiesto per telefono in data 12 dicembre alle ore 18,30, dal Presidente del Codacons, di poter fornire anche informazioni non di parte sull'associazione e la propria versione dei fatti sottoposti ad inchiesta, fingeva di accettare, ma prendeva a pretesto meschinamente la imminente chiusura dei negozi e commissioni di shopping urgenti da compiere, prometteva di richiamare lui dopo mezz'ora per adempiere al dovere deontologico di sentire tutti i soggetti sotto inchiesta giornalistica, ma si sottraeva a quest'obbligo elementare scomparendo dalla circolazione come un latitante e impedendo qualsiasi contatto, diretto non certo a rendere difficoltoso il suo lavoro, ma solo a fornire più informazioni e anche provenienti dalla parte accusata e "indagata" per garantire una corretta comparazione delle informazioni e una informazione ai lettori più completa ed equilibrata, rivelando addirittura così la mancanza di coraggio tipica di chi ha la coscienza sporca e non vuole confrontarsi per non dover cambiare una tesi ben costruita su dati falsi o travisati ma congeniale a quanto si vuole sostenere con l'articolo e all'obiettivo prefissosi. Con ciò inducendosi addirittura alla menzogna inutile, ma ulteriormente dimostrativa della scorrettezza del contegno tenuto nei fatti, con il falso impegno di shopping e con la falsa promessa di richiamo dopo mezz'ora.
Il Marco Lillo, il Giovanni Ricci e il Giulio Anselmi, in concorso tra loro, omettevano di tener conto della versione dei fatti su alcune circostanze riferite poi nell'articolo a loro comunicate con fax del 13.12, alle ore 10, prima che l'articolo fosse stampato e quando ancora poteva essere integrato e corretto , come è dimostrato dal fatto che quello stesso giorno, nelle stesse ore ancora i medesimi telefonavano alla SIAE per avere alcune conferme e un colloquio sull'argomento con il Commissario straordinario dell'ente, mentre evitavano accuratamente di sentire uno qualsiasi dei rappresentanti legali del Codacons. Il Direttore con omissione di controllo e ai fini dell'assegnazione del premio "Il Disattento".
Con tali comportamenti e con le insinuazioni e travisamenti di cui appresso , mettendo insieme fatti veri e fatti falsi conditi con sapienti insinuazioni e omissioni di informazioni essenziali , esaltavano la funzione deteriore del giornalista e la eccelsa capacità di fare polpette dei principi deontologicamente vigenti e in particolare:
  • dell'obbligo di consentire agli accusati di difendersi e dare la propria versione dei fatti,

  • dell'obbligo di non tacere fatti ricollegabili a quelli riferiti che ne avrebbero mutato completamente il significato (vedi vicenda campagna con il Ministero dei LL.PP. e rapporti con gli sponsor),

  • dell'obbligo di non dire "mezze verità" o verità incomplete (vicenda della lotteria, vicenda Alitalia, vicenda onorari sip),

  • dell'obbligo di improntare la critica a leale chiarezza (vedi la confusione tra 'interesse privato' e fine collettivo privato dell'associazione e tra ente pubblico e ente privato),

  • dell'obbligo di non eccedere lo scopo informativo e non difettare di serenità e obiettività e non calpestare la dignità delle persone mettendo insieme fatti veri e valutazioni insinuanti di soggetti notoriamente nemici dei criticati,

  • dell'obbligo di verificare l'imparzialità e non incompatibilità delle fonti o, in difetto, della rigorosa verità e completezza delle notizie fornite da una fonte dichiaratamenete inattendibile,

  • dell'obbligo di non usare falsi o sottintesi per mettere in cattiva luce (vedi ipotesi ingiuriosa che vi sia rapporto di causalità tra il pagamento di somme da parte di Lottomatica, di cui si tace la vera ragione, e una successiva (sic!) rinuncia degli autori del gioco ai diritti di autore),

  • dell'obbligo di evitare gli accostamenti di fatti che si rideriscono alla persona che si vuol mettere in cattiva luce con altri fatti riguardanti altre persone (vedi biglietto aereo),

  • dell'obbligo di evitare il tono scandalizzato specie nei titoli e la drammatizzazione di notizie neutre o di scarsissimo valore sintomatico allo scopo di indurre i lettori in errore (luci ed ombre…imbarazzante carteggio…) , salvo altri.
A tale eccelsa capacità dimostrata dai tre professionisti la Commissione ha attribuito all'unanimità il punteggio massimo di 20 deliberando di inviare la presente relazione all'Ordine dei Giornalistin del Lazio e nazionale nonché all'Ombudsman del giornalismo al fine dell'attribuzione di un eventuale riconoscimento al merito anche da parte di tali organismi.

B)IGNORANZA:
PUNTI 20
Il Marco Lillo e il Giovanni Ricci hanno in sostanza ritenuto, e fatto ritenere ai propri lettori, che sia possibile enucleare un 'interesse privato' di una associazione ONLUS che tutela interessi collettivi, facendo, con un linguaggio approssimativo e ignorante, pensare ai lettori che una Associazione che ottenga contributi da una impresa interessata ad un fine utile per i consumatori possa essere in qualche modo equiparata ad un funzionario pubblico che compia un atto dell'ufficio pubblico non per interesse dell'amministrazione per cui lavora ma nell'interesse suo proprio personale , travisando completamente la realtà, confondendo gli interessi contrapposti del pubblico funzionario e dello stesso come privato, con l'associazione di consumatori. In ciò evidenziando una ignoranza tale da far richiedere un riesame delle procedure di abilitazione alla professione di giornalista. Infatti, costoro sembra ignorino che l'interesse dell'Associazione a introitare contributi economici da imprese , come previsto dalla legge proprio per il perseguimento dei fini statutari di difesa collettiva, tant'è che tali contributi sono defalcabili dall'imponibile in bilancio, NON E' un interesse privato ma un interesse collettivo degli iscritti che possono avere tanta più difesa quanti più fondi abbiamo disponibili. Al pari essi ignorano che tutte le associazioni svolgono una rilevante funzione a favore dei consumatori, coincidente anche questa con un rilevante interesse delle aziende come previsto dalla legge, e cioè la certificazione della qualità (vedi i siti di tutte le associazioni Adiconsum ecc.) dei servizi resi al cliente, funzione che viene svolta in modo gratuito e con spese dei tecnici certificatori e dei laboratori merceologici necessari a carico delle aziende. Ossia essi ignorano, o fanno finta di ignorare tutto delle associazioni, delle leggi che hanno regolato l'attività addirittura commerciale delle associazioni e le contribuzioni a loro favore - per i fini sociali rilevanti che svolgono - anche da parte del mondo produttivo. Essi ignorano o fanno finta di ignorare che la "corruzione" per una associazione ambientalista potrebbe configurarsi nel caso in cui da un lato combatta l'inquinamento da benzene o da elettrosmog, e dall'altro accetti danaro dall'ENI , da OMNITEL o da TIM (massimi inquinatori), come avviene normalmente peraltro da parte di Associazioni benemerite come Legambiente, ma mai se l'associazione accetti fondi da imprese che installano barriere per salvare vite umane sulle strade, o strumenti per misurare e diminuire le emissioni di onde elettromagnetiche, poiché in tali casi l'interesse collettivo 'privato' dell'associazione coincide con quello dell'impresa e consente un migliore e coerente perseguimento del fine statutario. Ugualmente essi ignorano che una Associazione potrebbe essere accusata, come ignorantemente hanno fatto essi, se la campagna portata avanti anche con i fondi delle imprese cointeressate fosse INGIUSTA o dannosa per i cittadini e fosse condotta proprio e solo per introitare fondi. Laddove essi hanno omesso di riferire ai lettori che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici , grazie alla campagna del Codacons (insinuata come contraria agli interessi dei cittadini) ha annullato il campo prove di Anagni della società Autostrade dove venivano fatte le prove di sicurezza delle barriere (c.d.crash test) su prodotti di società possedute dalla società Autostrade con un'incredibile commistione (questa sì meritevole di una inchiesta giornalistica nell' interesse della gente) di interessi pubblici e privati. Se essi avessero chiesto, avrebbero avuto lo sconcertante testo della delibera del consiglio e gli altri atti probanti la giustezza della campagna. Al di là comunque del caso concreto resta la crassa ignoranza su concetti, fondamentali per un giornalista, come quello di 'interesse privato', e la subdola commistione di concetti estranei alla vicenda per insinuare nei lettori ipotesi di scorrettezza totalmente inesistenti. Del pari ignorante è il ribadire il concetto con la frase , del tutto sballata, '…finanziate con soldi pubblici per un fine di pubblica utilità, il diavoletto dell'interesse privato ci ha messo la coda'. Altrettanto grave ignoranza hanno dimostrato, sbaragliando tutti gli altri concorrenti, ribadendo l'insinuazione in occasione del box sulla lotteria europea: 'cosa porta uno stimato avvocato come Carlo Rienzi e un autore di lungo corso Rai come Michele Guardì a brevettare insieme giochi televisivi?' - scrivono i due - che assillati da una mentalità di gente evidentemente adusa alla corruzione nel loro campo di lavoro, e non riuscendo ad avere risposte come volevano dai Monopoli ('hanno preso soldi per il progetto?' NO; 'lo hanno venduto ad altri prendendo soldi?' NO; 'ci hanno guadagnato qualcosa?' NO) si rifugiano nella solita tesi da imbecille incallito per cui se però l'associazione in qualche modo ci ha guadagnato (vedi riferimento a Lottomatica) c'è l'interesse privato…. Con ciò dimostrando di essere incapaci sia di concepire azioni fatte per ideali o cultura, sia di accettare serenamente che possano esistere persone oneste diverse dalla loro incancrenita mentalità corrotta. Con l'aggravante di aver ignorato tali spiegazioni senza una parola di commento pur fornite loro per iscritto in data 13.12 mattina.

C) INCAPACITA' DI CONTROLLARE LE FONTI E LA LORO ATTENDIBILITÀ E ALLA FACILITÀ DI TRAVISARE LA VERITÀ CON ALLUSIONI E INSINUAZIONI: PUNTI 20 CON LODE E BACIO ACCADEMICO

C1- incapacita' di controllare le fonti e la loro attendibilità: PUNTI 10
Hanno consultato esclusivamente fonti inattendibili, ossia soggetti cacciati per indegnità dal Codacons e controparti processuali dell'Associazione in giudizi di diffamazione aggravata, appropriazione indebita, furto e simulazione di reato, ignorando il principio deontologico e normativo (art.51 c.p.c. ) per cui non può giudicare, e non può essere sereno e imparziale, né rispettare la verità che dovrebbe essere la guida del giornalista professionista, chi abbia causa pendente con il soggetto su cui si esprime.
Per il punteggio qui attribuito nel massimo ai concorrenti si rinvia alle motivazioni della assegnazione dei "premi cinghialoni.." da intendersi qui integralmente richiamata ob relationem.
C2 - facilità di travisare la verità con allusioni e insinuazioni: PUNTI 10 con lode e bacio accademico
  • È falso che il Codacons abbia svolto le funzioni di garante morale nella campagna sulla sicurezza stradale. Il Codacons ha ideato il progetto ed è stato richiesto di cederlo al Ministero dei Lavori Pubblici cosa che ha fatto ed ha avuto il compito di verificare la correttezza dei messaggi sulla sicurezza e collaborare alla stesura dei testi e dei programmi , con l'incarico di sensibilizzare i vari conduttori delle trasmissioni in cui venivano inseriti gli interventi perché aumentassero il tempo dedicato al tema della sicurezza con interviste o allungamenti che il Ministero non era in grado di pagare.
  • E' falso che il Ministero abbia "storto il naso" essendo venuto a sapere dei contributi promessi al Codacons. E' vero che è stato proprio il Ministero a convocare riunioni con i possibili sponsor , che il CODACONS ha conosciuto proprio grazie al Ministero, che avrebbero dovuto versare i fondi su cui il 10% avrebbe dovuto essere trattenuto per gli incentivi ai dirigenti dello stesso Ministero. Quando il Ministero ha verificato la difficoltà di applicazione della legge che prevedeva questa possibilità, constatato che non avrebbe potuto darvi attuazione se non dopo pareri dell'Avvocatura dello Stato che avrebbero fatto saltare per i tempi la campagna, e non gradendo quanto in un primo tempo promesso da loro stessi agli sponsor e cioè la loro presenza nei titoli di coda come previsto dalla legge, si scusavano pubblicamente con gli sponsor e con il Codacons e chiedevano di stabilire rapporti diretti tra essi e il Codacons e che alla diffusione dei messaggi in favore della sicurezza partecipassero tecnici NON SGRADITI al Ministero stesso. Addirittura alcuni temi della campagna vennero scelti direttamente dal Ministero insieme con gli sponsor con il risultato che i giustissimi messaggi sulla inefficienza della rete autostradale (che subdolamente L'Espresso addebita come 'interesse privato' al Codacons) furono inseriti negli spazi televisivi su richiesta dello stesso Ministero che doveva ovviare al mutamento di orientamento sulla presenza dei nomi degli sponsor nei titoli di coda. Di ciò artefice principale, che seppe trovare la soluzione per togliere dall'impaccio il Ministero, e non certo il Codacons, che era assolutamente indifferente alle modalità di sponsorizzazione ma attento solo alla giustezza dei messaggi, fu proprio la dott.ssa Giovenco che appare dall'articolo la Grande Moralizzatrice di un contratto, utilissimo per la collettività, in cui non v'era proprio nulla da moralizzare.
  • E' falso che la 3M abbia ritirato il contributo per ragioni morali come vorrebbe far credere l'Espresso. La 3M si ritirò perché non accettava di non comparire nei titoli di coda. Le altre rimasero perché potevano lanciare i loro messaggi di interesse aziendale anche solo con la presenza dei loro tecnici agli spot come da suggerimento del Ministero.
  • E' falso che il Codacons abbia chiesto 4 miliardi per la campagna. E' vero che ha chiesto esattamente il costo ossia, 500 milioni, richiesti a tutte le ditte contattate. Una volta raggiunta la cifra necessaria i primi sponsor presentatisi avrebbero avuto tale ruolo nella campagna.
  • L'interesse della campagna è stato altissimo per i consumatori e specie per la campagna di denuncia della fatiscenza delle barriere autostradali, di interesse totalmente coincidente delle aziende sponsor e dei consumatori
  • E' falso che San Marco e Ilva abbiano pagato una sola lira fino ad oggi. E' vero che debbono versare la cifra cui si sono impegnate e sono inadempienti verso il Codacons che, nonostante tale grave inadempienza e numerosi solleciti per ottenere il pagamento restati senza alcun riscontro, ha proseguito e proseguirà a sostenere la giusta campagna per le barriere autostradali cui hanno interesse quelle imprese, e anche se più volte è stato sollecitato dalla soc. Autostrade (che ha interesse contrario) ad un incontro per eventuali iniziative comuni in difesa dei consumatori (l'amministratore Gamberale ha telefonato al presidente del Codacons e il Codacons ha proposto per iscritto alcune iniziative da attuarsi sulle autostrade in difesa degli utenti, senza peraltro ricevere risposta forse proprio perché il Codacons prosegue nella giusta campagna contro le barriere fatiscenti, autocastrandosi possibili iniziative con le società concessionarie in difesa dell'utenza).
  • E' falso che nel 1993 la SIP abbia pagato 4 miliardi e mezzo all'associazione. E' vero che la SIP, come è stato pubblicato negli anni e anche dallo stesso Espresso, ha pagato 4 miliardi e mezzo a titolo di onorari legali agli avvocati che per 15 anni avevano fatto migliaia di cause sulle tariffe, e che di questi onorari la gran parte sono stati ceduti (il 75% dall'avv. Rienzi) all'associazione trattenendo solo una piccola parte per compensare le spese vive sostenute negli anni da quegli avvocati con il loro studio e risorse personali. E' vero che l'unico avvocato che non aveva anticipato o speso una lira per quelle cause in 15 anni è l'avv. Lo Mastro che è stato il soggetto che, tuttavia, è quello che ha sottoscritto la rinuncia, per conto degli utenti, ai diritti loro spettanti ed ha accettato la transazione a nome dell'associazione, e l'ha sottoscritta - si ritiene in perfetta sanità mentale - ritenendola giusta sotto tutti gli aspetti. L'avv. Rienzi ha sottoscritto solo come legale difensore per ricevuta del rimborso spese stabilito dai sottoscrittori a favore suo e di altri quattro avvocati.
  • E' falso che i "i diritti dei piccoli autori SIAE non abbiano progredito a causa di chiunque del Codacons" come si insinua nell'articolo. E' vero che il paladino dei piccoli autori della SIAE è stato sempre e soltanto l'avv. Recca che , difeso a titolo personale dall'avv. Rienzi in più di dieci cause amministrative, ha conseguito un'ottima transazione economica privata e personale con la SIAE costringendo l'ente anche a rimborsargli le spese legali che esplicitamente non potevano e non dovevano essere in alcun modo pagate per le azioni svolte dal Codacons che rinunciò come d'uso a qualsiasi compenso per le vertenze dell'associazione. E' vero che l'avv. Recca grazie alla vittoria conseguita in Consiglio di Stato, dopo sette sentenze negative ottenute con altri avvocati, grazie alla difesa dell'avv. Rienzi che riuscì a ribaltare una giurisprudenza decennale contraria ed ottenere l'annullamento dello statuto SIAE e una vera rivoluzione a favore dei piccoli autori, è stato poi eletto - con l'appoggio del Codacons - quale rappresentante dei piccoli autori della SIAE. Il Codacons ignora se e perché dopo tale nomina che tante speranze aveva dato ai piccoli autori essi non abbiano risolto i propri problemi. Certo è che la risposta può darla solo l'avv. Recca che , dopo la nomina avrebbe dovuto ancor meglio operare a loro favore considerato che è riuscito a collocarsi all'interno dell'ente, così conoscendone meglio i meccanismi di funzionamento, anche grazie ai numerosi incarichi professionali ricevuti dalla SIAE stessa, essendo avvocato contro e a favore (assistendo la SIAE anche in vertenze di lavoro in cui il lavoratore era assistito da avvocati del Codacons) dell'ente allo stesso tempo, con una visione più interna delle varie problematiche, e con centinaia di milioni di compenso di cui sicuramente una buona parte sarà stata data alle associazioni dei piccoli autori di cui è indiscusso paladino. Altrettanto certo - e di ciò la commissione gli da atto - è che l'avv. Recca una volta nominato negli organi di gestione della SIAE è stato destituito da tutti gli incarichi che aveva nel Codacons , modo che è stato usato anche per l'avvocato che dopo di lui si era occupata di tali tematiche, e che al primo incarico privato espletato a favore o contro la SIAE si è correttamente dimessa nel 1996 dal CODACONS rimettendo gli incarichi che aveva avuto nella Associazione utenti dell'informazione e della stampa.
  • E' falso che il Codacons abbia chiuso la cause di 13 utenti Alitalia ricevendo in cambio 63 milioni dall'Alitalia. E' vero che tutti i passeggeri vessati dalla compagnia di bandiera rivoltisi al Codacons hanno avuto l'intero risarcimento dei danni subiti dall'Alitalia, e che la soddisfazione nella soluzione delle vertenze, tutte favorevolissime agli utenti, indusse l'Alitalia a instaurare un rapporto meno conflittuale con il Codacons da cui sono scaturite importanti iniziative a favore dell'utenza, come la carta dei servizi, le regole dei rimborsi in caso di overbooking, un progetto di studio per i rimborsi agli utenti in caso di ritardo aereo. E' altrettanto vero, ed è stato taciuto scorrettamente dal giornalista, evidentemente proteso a far pensare ad una "corruzione" e inazione dell'associazione, che sarebbe stata compensata poi con… 63 milioni in tutto (sic! Notare la vera mentalità di pezzenti…che pensa che una associazione che minaccia le società della gara UMTS per un affare da 100.000 miliardi, o i petrolieri per un fatturato di 44.000 miliardi, possa corrompersi con un biglietto aereo o 63 milioni…), che dopo il congresso di Vietri il Codacons ha ottenuto altre sentenze di condanna contro l'Alitalia e ha denunciato la compagnia di bandiera per abuso di posizione dominante a causa dei prezzi elevatissimi dei biglietti sulla tratta Reggio Calabria Roma ottenendo una istruttoria dell'antitrust.
  • E' falso che l'avv. Rienzi abbia ottenuto un biglietto aereo per chiudere una causa della moglie. E' vero che l'Alitalia ha dovuto dare, con una transazione giudiziale, tre biglietti aerei a tre passeggeri trattenuti ingiustamente a causa di overbooking a Miami la notte dell'Epifania per ore, cosa buona e giusta …e fonte di salvezza…amen!!
  • E' falso che il Direttore dei Monopoli abbia affidato al Codacons la promozione della Lotteria europea. E' vero che la Lotteria Europea è stata affidata ad un Comitato, costituito da Codacons e Unesco, con decreto del Ministro delle Finanze Visco su indicazione delle commissioni parlamentari di Camera e Senato. L'anno dopo nonostante la vendita di tre milioni di biglietti, grazie alla cessione gratuita, da parte dei due inventori del gioco abbinato ai Monopoli, e all'impegno personale profuso dall'autore della trasmissione "Il lotto alle otto" per la grande campagna culturale in difesa dei siti protetti dell'Unesco, la lotteria è stata data a WWF e UISP enti vicini ai DS ed ha venduto meno di 1.200.000 biglietti con un danno per l'erario di molti miliardi, danno del quale il Ministro Visco deve ora rispondere in Parlamento a varie interrogazioni rivoltegli. E' vero anche che i Monopoli sono riusciti a chiudere il contenzioso di Montebellino - conseguendo l'erario un notevole risparmio di danaro - solo grazie alla mediazione , a garanzia dei giocatori beffati, del Codacons.
  • E' falso che la Lottomatica abbia pagato al Codacons 135 milioni e che "in compenso il brevetto del gioco, depositato da Guardì e Rienzi è stato concesso gratis". E' vero che Lottomatica è stata completamente estranea alle vicende del gioco abbinato alla Lotteria europea 1999, ed ha pagato al Comitato promotore il costo delle fotografie e dei testi sui siti Unesco che ha utilizzato per farsi pubblicità su milioni di opuscoli distribuiti dai Monopoli durante la lotteria. E' vero che il Codacons ha finora speso 220 milioni per la promozione e ne ha incassati 135 per altri e diversi servizi realizzati, ma l'essere in passivo e in credito diventa per i due ineffabili giornalisti una colpa…


D) EVIDENZA DEL FINE DI SUPPORTARE UNO O PIÙ POTENTI CONTRO GLI INTERESSI DELLA COLLETTIVITÀ E DELLA CORRETTA INFORMAZIONE: PUNTI 20
Dal testo dell'articolo, dalla concatenazione dei fatti descritti e dal travisamento degli stessi voluto e spudoratamente perseguito sottraendosi al confronto e al doveroso contraddittorio, si desume l'evidente ed oggettivo vantaggio per le società concessionarie autostradali perseguito contro l'interesse primario alla sicurezza degli utenti della strada, con grave disprezzo del bene collettivo e del fine sociale dell'attività giornalistica di informazione. Altrettanto evidente è il travisamento dei fatti diretto a fornire una qualche giustificazione morale ad un ex Ministro chiamato alle proprie pesanti responsabilità da interrogazioni e interpellanze. I concorrenti quindi meritano, a giudizio unanime della Commissione, il punteggio pieno di 20.

E) PER IL RAGGIUNGIMENTO DELLO SCOPO PREFISSOSI: 0 PUNTI
I due concorrenti non hanno conseguito i due scopi perseguiti:

E1 - Non hanno indotto il Codacons a cessare o attenuare la campagna contro le barriere fatiscenti, inducendolo invece ad incrementarla. Hanno così danneggiato, invece di agevolare, le imprese che intendevano supportare con il becero scritto giornalistico. Infatti, in data successiva è stata notificata una nuova diffida a Autostrade ed è stato programmato l'accesso ai documenti sui crash test eseguiti nel campo prove di Anagni e ognuno di questi che non risulterà regolare sarà oggetto di una separata denuncia alla Procura della Repubblica.

E2 - Non hanno indotto le imprese che sponsorizzano l'associazione a rinunciare ma, al contrario, hanno creato una lunga lista di attesa di industrie che producono merci e servizi utili per i cittadini che hanno richiesto al codacons di occuparsi di situazioni di scarsa tutela per la gente con campagne o altre iniziative utili socialmente ed anche coincidenti con i propri interessi economici. In definitiva, dunque, hanno incrementato gli introiti (gli 'interessi privati') della Associazione con vantaggi enormi per i cittadini.

TUTTO CIO' PREMESSO


CONSIDERATA l'attenuante , consistente nel fatto che da un anno il sig. Giuseppe Lo Mastro, accompagnato da un vecchietto ultrasettantenne inabile, gira pateticamente per le redazioni dei quotidiani e settimanali , invia lettere alle testate, e tenta con amici giornalisti di seminare diffamazioni contro l'associazione da cui è stato cacciato dopo essersi rifiutato di deporre la firma che aveva in banca quale Tesoriere, e dopo aver richiesto vanamente in data 1.3.99 di poter avere per sé una ingente parte delle risorse dell'associazione ottenendo un secco e sdegnato rifiuto, non prevalente sulle aggravanti della notorietà della sua inattendibilità e della sua acrimonia
La Commissione giudicatrice, pur non assegnando ai due giornalisti dell'Espresso il premio per mancato raggiungimento del minimo di 90 su 100 previsto dal regolamento del concorso, esprime un vivo encomio nei loro confronti per aver raggiunto le vette della graduatoria dimostrando di essere sulla buona strada per vincere la prossima edizione. Il premio quindi non viene assegnato e viene incamerato dal Codacons che lo userà (dando le viacard ai propri dirigenti e attivisti quando devono spostarsi ) per propri 'interessi privati'.
Tuttavia si dispone l'inoltro della presente relazione , per i provvedimenti di encomio, o diversi eventuali, all'Ordine dei giornalisti del Lazio e della Lombardia, all'Ordine nazionale dei giornalisti, alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, all'Ombudsman dei giornalisti, alle Associazioni di consumatori italiane e straniere, alle Associazioni della Stampa italiane e straniere, alle testate italiane e straniere di carta stampata , radio e TV, alle principali istituzioni italiane e straniere pubbliche e private.
Viene invece assegnato il premio "Il Disattento" al direttore Giulio Anselmi per la ottima prova di omesso controllo data nella vicenda in esame.
I premi "Cinghialone" saranno assegnati con separato verbale.

MENZIONE SPECIALE
La giuria delibera infine una menzione speciale per il premio Velleio Patercolo 2001 alla giornalista del Sole 24 Ore "R.Boc" e al suo Direttore per l'ostinato quanto illegittimo rifiuto di consentire alla associazione ADUSBEF , che ne avrebbe diritto, di replicare all'articolo offensivo pubblicato il 9.12.00 dal titolo "Lannutti, Di Pietro, An e la corsa alla demagogia" con il quale , per difendere sfegatatamente il sistema bancario italiano, ometteva di informare i lettori sulla posizione degli interessati molto diversa da quella descritta nell'articolo.

Roma, 26.12.00
Catone Uticense (alias Carlo Rienzi)
Il Presidente della Commissione



PREMIO "CINGHIALONE" 2000
LA COMMISSIONE GIUDICATRICE
VISTO il regolamento del Premio secondo cui il Premio (tre cinghialoni cornuti e pelosi) viene assegnato secondo i seguenti criteri:
  1. A chi, non giornalista, abbia contribuito dolosamente alla redazione di un articolo di disinformazione classificatosi almeno nei primi tre posti del premio Velleio Patercolo
  2. Che abbia indotto in inganno il giornalista responsabile della disinformazione con menzogne o altri artifici o raggiri
  3. Che abbia espresso giudizi, ripresi nell'articolo pubblicato, eticamente negativi, diretti o allusivi, su altri soggetti senza esporre prima a critica i propri peccati e la propria immoralità (vedi art. 2bis del Capitolo di Barzacchio "chi è senza peccato scagli la prima pietra") e nemmeno le eventuali cause di incompatibilità di cui all'art. 51 c.p.c. con i soggetti giudicati
  4. Che non abbia meno di 7 anni o più di 62 , salvo che non faccia pervenire alla commissione giudicatrice un attestato firmato da almeno 4 specialisti che certifichi la perdurante sanità di mente e capacità di intendere almeno pari a quella del clone della pecora Dolly

VISTE le candidature dei tre signori intervistati nell'articolo di pag.73 del settimanale L'Espresso del 21.12.00

ESAMINATI gli atti fatti pervenire alla commissione

CONSIDERATO che il più anziano dei tre, per la sua veneranda età, sarebbe invalutabile anche se presentasse il certificato di sanità mentale, e quindi deve essere escluso addirittura dall'esame delle dichiarazioni rese agli intervistatori disponendosi quindi l'esclusione dal concorso e l'invio degli atti al cimitero documentale della Commissione

VALUTATI i titoli degli altri due come sufficienti a farli dichiarare idonei al solo premio "cinghialone" di bronzo, dato il basso livello di squallore dimostrato, e in particolare le seguenti documentate circostanze da attribuirsi alcune ad uno e alcune all'altro dei due concorrenti:
  • Denunciato per furto di documenti ai danni del codacons

  • Denunciato per simulazione di reato di un fax di proprietà del codacons

  • Convenuto in giudizio per diffamazione aggravata e continuata ai danni del codacons

  • Cacciati dal codacons per indegnità dopo aver rifiutato di deporre la firma in banca

  • Incassati decine di milioni di compensi legali per attività di difesa del codacons fatti fatturare dal coniuge

  • Fatti dare incarichi a prole compensati con fondi del codacons

  • Supportate, con testimonianze spontanee, querele contro il codacons danneggiando le lotte antielettrosmog dell'associazione e favorendo ricercatori di enti pubblici stigmatizzati da tutte le associazioni ambientaliste italiane

  • Licenziate due lavoratrici impiegate nei locali del codacons senza corrispondere loro né la liquidazione né la 13°

  • Utilizzato il codacons per fare ricorsi contro il proprio datore di lavoro per sostenere interessi di amici alla cui ricca tavola imbandita andava ripetutamente

  • Trasferiti abusivamente 190 milioni del codacons dal conto iica ai loro conti bancari personali appropriandosene nel mese di giugno 2000

  • Revocatogli il potere di firma in banca continuava a pretendere di prelevare soldi non suoi danneggiando l'associazione

  • Diffidato il codacons richiedendo un miliardo e ottocento milioni per loro con palesi tentativi di estorsione attuati con minacce di diffamazioni ripetute e continuate

  • Tentato di appropriarsi delle risorse del Codacons inviando una lettera falsa alle banche su cui erano depositati i fondi del codacons

  • Spiato gli account del codacons avvalendosi di ex volontari con grave violazione di domicilio e di corrispondenza

  • Finto di essere giornalisti del Corriere della sera per carpire notizie "imbarazzanti" per svolgere la loro opera di diffamazione estorsiva

  • Agito solo per frustrazione sul lavoro e nella attività associazionistica e politica, dominato dal deteriore sentimento dell' invidia , al punto da aver atteso venerdì 16.12 alle 6,30 mentre ancora albeggiava l'arrivo in edicola dell'Espresso per poter inviarne copia subito alla RAI, come di fatto faceva, dopo aver atteso al freddo, con abnegazione e ammirevole spirito di sacrificio, intorno alle 7,30, l'apertura dell'ufficio postale di via Marsala, invitando l'ente pubblico (e quindi tentando di danneggiare il movimento consumeristico per fini di interesse privato) a non far mai più intervenire in trasmissioni per i consumatori il rappresentante codacons oggetto dell'invidia e delle false accuse trasmesse ai giornalisti "beoti"


CONSIDERATO che , tuttavia, manca nei concorrenti il requisito di cui all'art. 2 del bando in quanto la loro inattendibilità era conosciuta e conoscibile da chiunque anche perché le azioni giudiziarie tra loro e il codacons erano state pubblicate sulla stampa quotidiana, sicchè la responsabilità della disinformazione è da ascrivere esclusivamente ai giornalisti e alle loro gravissime carenze professionali non potendo loro ignorare quanto già pubblicato sulla stampa

CONSIDERATO che manca nei concorrenti anche il requisito di cui all'art. 4 del bando in quanto i candidati non hanno potuto ottenere da alcuno il rilascio del certificato di cui a tale articolo del bando, dovendosi quindi presumere, fino a prova contraria, a norma del bando, la inabilità mentale e fisica dei medesimi

DELIBERA

La non assegnazione del Premio "il Cinghialone" per l'anno 2000.
Roma 27.12.00
Il Presidente della Commissione



*la presente costituisce anche rettifica ai sensi della legge sulla stampa nei confronti dell'Espresso per l'articolo diffamatorio pubblicato a pag. 73 del numero del 21.12.00 nonché reazione ad atti arbitrari illegittimi compiuti dal settimanale, da due giornalisti e dai soggetti da loro intervistati, e non implica rinuncia alcuna al diritto all'azione penale e civile risarcitoria sia nei confronti del giornale che degli autori, che dei soggetti intervistati, di cui anzi espressamente si fa riserva nel termine prescrizionale.